L’aspetto disgregativo dell’ambito familiare denunciato da Camon è indubbiamente vero, ma mi pare un pò troppo strumentale non approfondirne le cause e soffermarsi sul "Papa che ha ragione". Ricordo a tutti il silenzio che ha circondato nei secoli gli orrori, altrettanto indubbiamente reali, interni alle nostre famiglie anche quando l’aspetto formale della struttura era cristallino.

E’ anche vero che "il diritto personale all’amore" è cosa solo di oggi, e forse rientra in quel nugolo di libertà liberali che solo la società borghese e mercantile vorrebbe assicurare,in cambio di esistenze totalmente asservite al ciclo del consumo.
Su questo punto, però, la mia interrogazione personale è molto contrastata.

Dico pure che la famiglia allargata equivale spesso alla "morte della famiglia" – come era intitolato un disgustoso saggio dell’anti psichiatria.

Cerco di essere problematico, e mi dico che la famiglia tradizionale, come quella in cui sono cresciuto, era incentrata su obbiettivi produttivi: riuscire a offrire casa, cibo, salute ecc. a tutti i suoi componenti.
Pare che invece immediatamente dopo la consecuzione di questi risultati non ci fosse una crescita umana qualitativa, che senza quel minimo di svincolamento dalla fame non può avvenire, ma la formazione e crescita quantitativa del capitale economico.

Il gruzzoletto di famiglia è un figlio degenere, che tende a crescere senza governo perchè il linguaggio lo chiama "patrimonio", ma che sotterraneamente da dono diventa centro e perno attorno a cui la famiglia ruota. La biblica storia dei conflitti per l’eredità ce ne mostrano l’atavica ingerenza.

L’appartenenza tribale basata sul "sangue del mio sangue" si confonde di molto e in tempo antico con l’appartenenza allo stesso patrimonio.

Sulla scorta dei patrimoni familiari formati, minuscoli o enormi che siano non importa, si può innestare la famiglia moderna, incentrata ancora sulla proprietà familiare, ma con lo scopo del consumo usurante qui e ora. La famiglia incentrata sui consumi è per sua natura dissolutoria. Internamente ed esternamente. Un affastellamento di individui senza un comune immaginario, un sentire unico, eccetto il godere delle facilities che il gruppo può offrire.

Allora che si fa?
La mia esperienza, molto erronea in proposito, mi suggerisce in modo molto vago dal punto di vista teorico ma molto concreto, aspro e fattuale nei comportamenti, che è l’amore, che poco ha a che vedere con la felicità e il romanticismo, ciò che ti spinge a cercare di trattenere insieme queste molecole umane che tendono sempre a disperdersi, questi granelli di polvere nel vento. E’ l’amore che ti fa adoperare e, nei momenti di scoramento, sentire sempre superabile la fatica.

Pubblicato qui sul blog di Valter Binaghi su questo articolo di Camon sull’ "Avvenire"

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