Il vignaiolo si prende cura in prima persona della vigna, della cantina e della vendita.

Il vino del vignaiolo è vivo, dona piacere, è figlio del suo territorio e del suo pensiero. Espressione autentica di una cultura.

Il vignaiolo considera il consumatore un co-produttore.

Il vignaiolo custodisce e modella il paesaggio nel rispetto della biodiversità e della cultura del proprio territorio, che racconta e arricchisce.

Il vignaiolo come agricoltore si assume la responsabilità di preservare e migliorare la fertilità del suolo e l’equilibrio degli ecosistemi.

Il vignaiolo si impegna a rinunciare all’utilizzo di molecole e organismi artificiali e di sintesi con l’obiettivo di tutelare il vivente.

Il vignaiolo governa il limite in tutti i suoi impegni ricercando l’ottimo, mai il massimo.

Il vignaiolo si assume la responsabilità della propria attività nel rispetto dell’ambiente, della salute del consumatore e dei destini della propria comunità e della terra.

Il vignaiolo si impegna a creare e alimentare relazioni con altri vignaioli, agricoltori, produttori di cibo, cuochi, università e istituti di ricerca, educatori e cittadini nella propria comunità e nel mondo.

Il vignaiolo pratica la trasparenza: dice quello che fa e fa quello che dice.

I Vignerons d’Europe riuniti a Firenze chiedono alle autorità nazionali ed europee di non ostacolare il loro lavoro con regolamenti adatti all’industria ma non alle loro particolarità.


Il mese scorso si è tenuta questa iniziativa – Vignerons d’ Europe – in parecchi comuni toscani. Questo manifesto, che ne è risultato, come vedete non è semplicemente l’ ennesimo disciplinare di produzione. Sono convinto che il risveglio collettivo possa provenire dalla maggioranza -qui da noi minoranza- che lavora la terra, terra che nel suo seno conserva verità semplici e universali. 

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