Leggo con colpevole ritardo, colpevole visto lo spazio – e l'interesse – che vi ho dedicato un mese fa, alcune recensioni al saggio "La destra divina" di C. Langone (vedi post sotto) apparse nel sito "il covile.it".

Ora, io non avendo letto il saggio sopra citato, dovrei starmi zitto per non chiaccherare a vanvera, ma, letta la pagina di Giovanni Lindo Ferretti e seguenti, una domanda a questa destra cattolica vorrei tanto farla: ma voi che blaterate di conservatorismo, centralità della Chiesa e dei suoi valori, e lascio stare l'estatico Ferretti a cui dedicherò un capoverso a parte, e di "pubblicazione del saggio di Langone come evento spartiacque", poi, alla fine, sarete capaci di farvi e difendere i poveri ? Il passato è la povertà e i poveri custodiscono il sacro nella sua nudità, a noi questo si tramanda. Siete contro il mercato, il capitale e il benessere materiale così com'è oggi ? Se la destra divina scende in politica, a queste domande ha l'obbligo di rispondere

Ho una certa età, sono disposto a credere a tutti, anche a quelli che usano un linguaggio che mi pare, leggendone le citazioni, arrogante come quello di Langone, nonostante sia sempre stato di parte avversa ; dico questo perchè tra la chiacchera, la posizione razionalistica, politica e poi quello che complessivamente emana dalla produzione intellettuale di una persona c'è, fortunatamente e a volte, una bella differenza. Quindi cerco di ascoltare un pò tutti, avvertito che  la verità si  può seguire solo con la coda dell' occhio, raramente si pone a fuoco.

Ma a me Langone e i suoi apologeti (apologeti perchè solo Pagliardini muove una, e una sola, obiezione molto ben fondata, per mezzo di quella lunga citazione di Ratzinger) mi sembrano, simili alla borghesia laica e sessantottina di cui hanno, e con ragione, orrore, mi sembrano dicevo un bel branco di stronzi: il libello lo trovano "liberatorio", che dice "gagliardamente" pane al pane, che "da patriota" include ed esclude, che "finalmente" parla a lingua sciolta del reazionario che è in tutti noi e orgogliosamente lo pone come esempio. Io non mi impressiono facilmente, ma mi sa che questa solfa del liberatorio dalla gabbia del perbenismo sinistrorso e politically correct è un pò la stessa che giustificava il conformismo trasgressivo della borghesia sessantottina rispetto alla maggioranza cattolica e comunista.

Io mi sono fatto convinto che la borghesia, destra divina o radical chic, non è mai disposta a sacrificare se non simboliche briciole, quindi decade sia dal punto di vista cristiano (dare i propri beni a i poveri e risorgere in Cristo) sia dal punto di vista socialista (fare a meno dei privilegi e avviare una comunità socialista). Tutti questi schifosi hanno un punto in comune: non amano la povertà, per sè stessi sopratutto. Per gli altri la vogliono se hanno il sospetto che sia il giusto contrappunto metafisico al proprio benessere.

Quando dico "amare i poveri" dico proprio amare il modo di vivere dei poveri, il loro essere ladri, ambigui, confusionari e contraddittori , amare la sporcizia dei loro vestiti, l' incertezza e i pericoli, amarli e lasciarli essere poveri, anche di spirito, diversi dai benestanti, testimoni di altri modi di essere umani, che ascoltano con altro orecchio Dio. Non è che la destra divina al fine non è che l'ennesima legittimazione mirata a conservare, con carattere neocon statunitense, solo la propria ricchezza?

A Giovanni "Lindo" Ferretti: forse quand'eri i CCCP non ci capivi una sega, la tue ragioni erano più superficiali di quello che pareva, ma amo praticamente ancora tutte le tue poetiche. Si deve conservare, si deve difendere, non si può fare a meno di pregare, quando il dolore è tanto: il popolo comunista in fondo non ci rinunciò mai, seppur per sottrazione. Sentiti parte della Chiesa e della Creazione, fai bene, ti ammiro, ma non ti mischiare con la destra borghese: non ha mai avuto abbastanza innocenza da immaginare un altro mondo.

 

Annunci