mulino giannella (6)"Era povero e ozioso; in ozio viveva la più parte dell'anno. E nulla vi è al mondo di più ingegnoso che la povertà nell'ozio. La povertà gli faceva amare la vita, tenendolo lontano da ogni forma di sazietà e nutrendolo di speranze, e l'ozio dovette farlo riflettere sulla vita che non ha fine, sulla vita perdurante. Credette che fosse verità ciò che era solamente bellezza. E lo credette con fede talmente viva, con fede generatrice di opere a tal punto, che decise di mettere in pratica quel che la sua follia gli mostrava, e solamente col crederlo lo trasformò in realtà".

-estratti da "Vita di don Chisciotte e Sancio Panza" di Miguel de Unamuno-



Invece Ivano Fossati lo immagina così, in "Confessione di Alonso Chisciano"

Giro nel mio deserto e stò tranquillo
ho solo il vento per barriera
Ah, che cavaliere triste
in realtà avevo dato il cuore
alla luna
e la luna l'ho barattata col temporale
e il temporale con un tempo ancor meno normale
e il tempo stesso con una spada
che mi accompagnasse
fuori dei confini di quello che è reale.

E più mi accorgo di amare l'ignota destinazione
più lungo sterpi e rovesci
non ritorno.

A me, a me, a me
una pazzia d'argento
al mio cavallo una pazzia di biada

Ah, come hai potuto pensare
di cambiarci la strada
che se la morte è soltanto un mare
vedi, mi ci tuffo vestito

Ahi, polvere delle mie strade
ah, scintille del mio mare inaridito
come hai potuto pensare
di spogliarmi proprio adesso
giro nel mio deserto e fa lo stesso

Per non scalfire il tuo senso morale
ma dentro
caro il mio ingegnoso narratore, dentro,
dentro è tutto un altro carnevale

Mi porto dietro latta, legni
l'antico arsenale
carambole di fantasmi io conservo
conservo pezzi di temporale
le chiacchiere sul mercato
che vergogna, che spavento
la normalità eterna

Risvegliarmi un'altra volta senza fiato
fra il pianto scemo del barbiere
e il sudore muto del curato
io qui vedo l'orizzonte
e faccio finta di accettare
le predizioni della scimmia che indovina
Io, tirar di scherma con la grandine, le dame.

Ah, che compagnie infelici
cavalieri di specchi, minestre di radici
dormo nella follia
e tutto il teatro con me

Ma senti che odore di carta e incenso
da una parte ti dico grazie
e dall'altra continuo
solo e senza corpo a scornarmi con il vento.

(I. Fossati- A. Lamberti-Bocconi da "Discanto" 1990)

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