Qui un breve estratto da un pensatore, Carl Schmitt,  che, nel bene e nel male, ha influenzato con i suoi libri la nostra sensibilità rispetto alla libertà. Qui la prendiamo dal suo, per certi aspetti, opposto verso: il potere.



-Consenso:
(…) in sostanza colui che ha il potere può addurre sempre e comunque ragioni assoltamente efficaci per ottenere l'obbedienza ancorchè immorali: può rivendicare la concessione di protezione o di un' esistenza assicurata, l'educazione o la solidarietà contro altri. In breve: il consenso causa il potere, questo è vero, ma il potere procura anche il consenso e non in tutti i casi tale consenso è insensato o immorale. Intendo dire che il potere anche là dove viene esercitato con il pieno assenso da parte di tutti, ha un proprio significato, qualcosa di molto simile a un plus-valore; e ciò in quanto vale più della somma di tutti i consensi ottenuti e anche più di tutti i risultati che consegue. Pensi per un momento a come l'uomo della società attuale fondata sulla divisione del lavoro sia assolutamente prigioniero del contesto sociale! Poco fa abbiamo visto come il potere della natura sia indietreggiato di fronte all'uomo; come ad esso sia subentrato il potere sociale, tanto più forte e prossimo all'uomo. Ciò ha rafforzato i motivi che spingono al consenso e all'obbedienza verso il potere. Voglio solo dire che il potere è una grandezza indipendente, anche di fronte al consenso che lo ha creato. (…) Il potere è una grandezza oggettiva ed autonoma rispetto a qualsivoglia individuo umano, che, di volta in volta, lo detenga nelle proprie mani.

-Hobbes: il potere e la tecnica moderni:
Dice Hobbes: " L' uomo è nei confronti dell' altro uomo, dal quale crede di essere messo in pericolo, molto più pericoloso di qualsiasi animale, dato che le armi dell' uomo sono molto più pericolose di quelle dell' animale" (…) Hobbes presuppone che l'uomo non sia affatto un animale, ma qualcosa di diverso, per un verso un pò di meno, per altro verso un pò di più. L' uomo è capace di compensare, anzi di sovracompensare in modo incredibile la sua debolezza e la sua insufficienza biologiche grazie alle scoperte biologiche. Ora, faccia attenzione. nel 1650, quando Hobbes espresse queste telazioni, le armi dell' uomo – arco e frecce, ascia e spada, fucili e cannoni – erano già di molto superiori e più pericolosi rispetto alle zampe di un leone o alle fauci di un lupo. Oggi, però, la pericolosità dei mezzi tecnologici è cresciuta a dismisura e altrettanto, proporzionalmente, è cresciuta la pericolosità dell' uomo per gli altri uomini. Perciò la differenza tra potere e mancanza di potere è cresciuta in modo così illimitato che ci costringe a porre la questione dell' uomo in modo nuovo. (…)Il potere dei moderni mezzi di annientamento supera la forza dell' individuo umano che li inventa e li usa (…) in questo campo la buona o la cattiva volontà dell' uomo non ha più diritto di cittadinanza. Il braccio dell' uomo che regge la bomba atomica, il cervello dell' uomo che innerva i muscoli di questo braccio umano, non è tanto -nel momento decisivo- un arto del singolo individuo, quanto piuttosto una protesi, una parte dell' apparato tecnico e sociale che produce la bomba e decide di usarla. (..) Non è più l' uomo come uomo a condurre il tutto, ma una reazione a catena provocata da lui. Superando il confine della natura umana essa trascende anche tutte le norme che possono regolare il potere umano e le relazioni tra gli uomini. Questa reazione a catena travolge anche il rapporto tra protezione e obbedienza. Molto più della tecnica, il potere è sfuggito dalle mani degli uomini e gli uomini che esercitano il potere sugli altri con l' ausilio di tali mezzi tecnologici, non sono più in relazione con coloro che si trovano esposti al loro potere, non sono più con loro in un rapporto diretto, non vivono più in un contesto umano. (…)  L' inventore, mentre scopre questi mezzi d' annientamento, lavora in realtà senza rendersene conto, alla nascita di un nuovo Leviatano. (…) Il potere è per tutti, anche per il potente, una realtà a sè stante e lo trascina nella propria dialettica. Il potere è più forte di ogni volontà di potere, più forte di ogni bontà umana e fortunatamente anche di ogni malvagità umana.

estratti da "Dialogo sul potere" di Carl Schmitt -Melangolo Ed.

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