Confindustria ha detto la sua: riforme strutturali su pensioni, spesa sociale ( vedi sanità), flessibilità e – indebita, a giudizio loro-  " occupazione da parte dello Stato di aree di mercato " (testuale, Emma dixit)  , leggi: privatizzazioni e ulteriore precarietà nel lavoro, che si riversa poi su tutta la nostra sfera esistenziale. La Grecia sullo sfondo, con contorno di Piigs, e le manovre da 25 (non 24) miliardi di euro diventano noccioline. Tutto il resto è fuffa: i tagli ai costi della politica o agli stipendi dei burocrati di alto livello, abolizione delle province .  L' importante è flessibilizzare, abolire l'articolo 18 ad esempio, e, tacitamente, riversare su un bilancio statale, che però non se ne può far carico, i costi sociali dello sviluppo.

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