Pubblico qui un articolo tratto dal sito di Websim, società di intermediazione mobiliare del gruppo Intermonte (MPS). Il mio intento è dare uno spaccato dall' interno del mondo finanziario di quello che accade in queste settimane di attacco all' euro, nello scenario che vede elite finanziarie in combutta o in conflitto fra loro per il predominio mondiale, di cui le guerre geopolitiche fra stati nazionali per le zone di influenza è solo uno sbiadito riflesso. L' economia capitalistica mondiale è collassata perchè queste bande di criminali non trovano legislazioni capaci di controllarli, perchè la politica ha voluto svincolare completamente il flusso delle merci e dei capitali. Questa situazione creerà molte disgrazie e dolore, ma potrebbe anche aprirsi una speranza di uscita dal capitalismo globalizzato verso una economia  politica più aderente alle necessità della natura umana. Il passaggio obbligato è da una parte il conflitto – questi signori non molleranno facilmente- dall' altra la presa di auto- coscienza da parte dei popoli e delle persone del significato complessivo dell' esistenza umana nel tempo, significato che da troppo tempo è stato nullificato.

Nota: i CDS ( credit default swap) sono strumenti finanziari derivati che "derivano" il loro valore in maniera direttamente proporzionale  alla rischiosità  ( indicata in maniera discutibile da agezia di rating, parametri economico-finanziari e emotività istantanea) dei titoli di emissione di debito degli stati sovrani ( BOT italiani, Bund tedeschi ecc). Si stima che CDS e strumenti simili siano stati venduti nel mondo, negli ultimi dieci anni, dalle banche d' affari, principalmente americane, inglesi e tedesche, per valori pari a 300-600.000 miliardi di dollari. La stima com'è evidente, per ragioni che non sto qui a spiegare, è approssimativa e molto difficile. Per dare un' idea, il PIL statunitense ammontava nel 2008 a 14.200  miliardi di dollari, quello mondiale a 61.000, cioè con un rapporto variabile tra 5 e 10 volte tra produzione/scambio mondiale di beni materiali contro quella di fittizi strumenti finanziari derivati.


Per chi ha minime nozioni di finanza è superfluo spiegare cosa sono i CDS, ma forse non è così superfluo spiegare "come funzionano" o meglio "come non funzionano".Oggi per esempio il CDS a 5 anni su Intesa SanPaolo tratta a 148 punti base contro i 227 punti base dei Titoli di Stato italiani. Che cosa significa? Perchè costa di più assicurare il rischio di fallimento dello Stato italiano che non quello di una banca italiana?

La risposta potrebbe essere che il mercato ha ragione perchè intuisce che Intesa sta piano piano smantellando l'intero portafoglio di Titoli di Stato italiani che hanno una maturity media di meno di 3 anni e si sta comprando solo governativi tedeschi (il CDS vale 42), finlandesi (31), danesi (44) e magari anche qualche Bond di due economie messe "molto bene", quella inglese (CDS a 86!) e USA (CDS a 39!). Alternativamente, la risposta potrebbe essere che il mercato si comporta in modo irrazionale, infatti difficilmente se "fallisce"  l'Italia Banca Intesa potrebbe avere meno possibilità di fallimento, visto che ha circa 100 miliardi di euro di Titoli di Stato italiani su 25 di tangible book.La verità è ovviamente che l'italia potrebbe salvare Banca Intesa, ma che Banca Intesa non potrebbe salvare l'italia. Se l'Italia "fallisce", anche Banca Intesa fallisce.

Il punto è che si ha la netta sensazione che i mercati siano totalmente distorti e non svolgano più la loro virtuosa funzione di strumento di corretta allocazione delle risorse, ma che siano esclusivamente territorio di scorribande della speculazione.Con questo non si vuole qui negare l'importanza del ruolo degli investitori speculativi, ma solo la portata del fenomeno.

Che il mercato dei CDS sia poco trasparente è un dato di fatto, non lo diciamo noi bensì le principali autorità monetarie di Europa e Stati Uniti. Se a ciò si aggiunge la manipolazione/distorsione dei mezzi di informazione il gioco è fatto.Dopo che il Financial Times ha scatenato il panico riportando qualche giorno fa la notizia, puntualmente smentita, che la Cina avrebbe ridotto le proprie riserve in Titoli di Stato europei, oggi è l'Iran lo strumento inconsapevole per picchiare duro sull'euro.Stando ad alcuni quotidiani, la Banca Centrale del principale nemico del mondo occidentale avrebbe deciso di vendere le sue riserve in euro in cambio di dollari e oro fino a un ammontare di 45 miliardi.La stampa infatti ci spiegava questa mattina che l'importantissima notizia, dalle conseguenze catastrofiche per i destini dell'euro, proveniva sì da una fonte anonima, ma vicina alla Banca Centrale iraniana e riportata dal quotidiano Jaam- e-Jam di proprietà della televisione di Stato iraniana. Due elementi che danno certo un'immeritata autorevolezza alla fonte anonima.

Ora invece basta una semplice ricerca su Internet per apprendere che Jaam-E-Jam è una televisione fondata nel 1982 negli Stati Uniti da Manouchehr Bibiyan, un esule iraniano della Rivoluzione del 1979. Bibiyan era un ex dirigente d'impresa a Teheran, che si trasferì in California. La TV, critica nei confronti del regime iraniano, ha ottenuto grande successo fra gli esuli iraniani grazie alle parodie dei leader del regime di Teheran. Nulla a che fare dunque con la TV di Stato iraniana e men che meno con la banca centrale iraniana.

Ma la stampa è in buona compagnia: anche Morgan Stanley ha ritenuto opportuno commentare con grande enfasi la presunta notizia. Grandi manipolatori, che gestiscono fra l'altro come cosa propria il mercato dei CDS su cui, come abbiamo visto, non esiste liquidità e coerenza dei prezzi. Che miscela esplosiva!Anche per queste ragioni dunque la visione sui mercati non può che rimanere cauta. Come è possibile cercare di ragionare in queste condizioni? E ci chiediamo cosa aspettino i politici a mettere mano ad una seria riforma dei mercati? Questa, infine, è anche la domanda che si è posto ieri a Shanghai l'amministratore delegato di Intesa, Corrado Passera.
 

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