Un modello politico che si afferma come vincente in ogni epoca, ha la sua origine nella propria cultura e teoria filosofica sottostante, che poi, attraverso fasi intermedie trasformatrici, si impone con il consenso delle masse e fonda nuove istituzioni politiche. Tali fenomeni culturali, prima che politici, hanno successo e si impongono nella società in quanto, come si dice a posteriori, sono capaci di interpretare lo spirito del tempo. Tale spirito del tempo (Zeitgeist hegeliano), scandisce il succedersi di ideologie e sistemi politici e, talvolta, è esplicativo di tanti fallimenti ed occasioni mancate di gruppi che devono il loro insuccesso alla propria mancanza di sensibilità politica per interpretarlo nel corso della storia. Nell’epoca contemporanea, le forze politiche liberali, sembrano quindi essere gli interpreti legittimi dello spirito del nostro tempo: sono stati i liberali gli unici sopravvissuti alla fine catastrofica delle ideologie novecentesche, hanno compreso le potenzialità di sviluppo della tecnologia e della economia di mercato, realizzato quella società cosmopolita e globale già prospettata come esito finale di ideologie e religioni, ma con tragici insuccessi. Tuttavia, questa oggettività dello spirito del tempo accreditata dall’ideologia liberale è riconosciuta come universale in base ad una concezione dello spirito del tempo intesa come registrazione passiva ed omologata del fatto compiuto. Quella liberale è comunque una ideologia economicista e non politica (tantomeno filosofica), atta a riempire il vuoto culturale ed esistenziale manifestatosi con la fine delle ideologie e l’eclissi delle religioni in occidente. Che tale concezione sia fallace è dimostrato dal fatto che essa si fonda essenzialmente su un atto di fede ideologica in contraddizione evidente con il nostro tempo: oggi non si confida forse che siano le virtù taumaturgiche del mercato a risolvere una crisi globale causata proprio dall’avvento della finanza globalizzata? Ma ci si chiede allora se interpretare lo spirito del tempo non sia prerogativa di quei pochi emarginati spiriti liberi che hanno la cultura e la sensibilità necessaria per scorgere, nello stato di cose presenti, correnti di pensiero minoritarie e forze sociali occultate, ma potenzialmente capaci di affermare nuove esigenze e nuove concezioni dell’uomo e della società latenti, e spesso vaghe ed inespresse, ma idonee a superare le strutture politiche ed economiche di un eterno presente condannato alla stagnazione, proprio perché estranee allo spirito del tempo? Gli interpreti dello spirito del tempo non sono allora coloro che hanno la funzione di portare alla luce, attraverso un processo di razionalizzazione quanto di culturalmente e spiritualmente è presente nella società a livello ancora irrazionale ed inconscio? Gli interpreti dello spirito del tempo non sono quindi coloro che, sulle presmesse di una realtà compiuta, creino nuove utopie, quei pensatori “inattuali” cioè, che superino la contemporaneità, in funzione della prefigurazione di un futuro i cui fondamenti sono già presenti in questo nostro tempo?

tratto da " La crisi dell' individualismo occidentale e l' immagine dello spirito del tempo " di C. Preve e L. Tedeschi

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