Segnalo l' ultimo post di Tashtego, blogger e scrittore di racconti. Un bel tipo, mi divertono spesso i suoi post; altri post, quelli che parlano di politica, mi fanno incazzare: ne emerge un cupo smarrimento, e fin qui ci siamo, ma che sembra essere avvertito come eterno e senza via d' uscita.  
Stavolta Tashtego, partendo da Pasolini, fa alcune riflessioni sulle -non più esistenti- piccola borghesia (e la "coscienza infelice" di se stessa che la caratterizzava) e classe operaia, confluite nel Grande Ripieno (acronimo: GR), un nuovo ceto medio caratterizzato da un' adesione di tipo antropologico al Capitale Totale. D' accordo.
Vero che abitando in Italia si è tentati di fermarsi qui, a un' analisi del genere, addossando a questa nuova classe le colpe dei misfatti di tutta la Seconda Repubblica, governi di centro-sinistra compresi. Procedendo oltre invece credo che il passo successivo, già in essere, sia la ri-plebeizzazione della ex-classe media: un problema per tutti, anche per chi non vi ha mai appartenuto, anche per chi l' ha tradita
La classe media non era solo la piccola borghesia -con le sue aspirazioni di scalata sociale-, ma anche gli operai specializzati, gli artigiani, i tecnici e cognitariato vario, mantenuti tutti comunque all' interno delle classe media grazie al posto fisso e ai servizi gratuiti offerti dallo Stato: scuola e sanità pubblica, magari una casa popolare. Alle alterne fortune che porta con sè l' economia si contrapponevano i valori della solidità familiare, della continuità tradizionale con il passato, l' istruzione scolastica superiore come luogo della formazione del proprio futuro e dell' educazione a se stessa, a volte la parrocchia o la sezione come centri di polarizzazione comunitaria . Quando questo ceto medio si alleò con le classi dei lavoratori dipendenti si ebbe la stagione delle rivendicazioni redistributive e sindacali.
 Il Grande Ripieno, geniale definizione, è giustamente intuita come classe culturale, direi di più: spirituale, sempre inteso come spirito del tempo. Di spirito economicista, omologante e uni-dimensionale, anche nella variante multi-etnica e multi-culturale, comunque assoggettata all'inevitabilità del  mercato globale senza frontiere, il GR si è formato nell' ultimo trentennio all' ombra della precarizzazione (genocidio della cultura borghese-industriale), della de-localizzazione (genocidio delle culture locali) e  la  pletora mediatica e individualista del "Perchè tu vali". Vali se hai successo, sennò consuma-produci-crepa.
Io però, al contrario di Tash, considero il GR un cascame, un prodotto delle direttive delle elite globaliste a cui toccherà una grandezza numerica progressivamente decrescente, un raggruppamento sociale di passaggio, costitutivamente atomizzato, incapace, almeno fino a ora, di auto-edificarsi in quanto ente con tradizione culturale completa e di una qualche durata storica – tanto è che che non si rispecchia in auto-narrazioni convincenti e universalistiche, ma nella frammentazione di slogan pubblicitari e meteoriche (ma non troppo) icone televisive -et similia, direbbe Tashtego.
Naturalmente questa è la sua forza: nessun limite alla sua massa inerziale, nessuna forma a contenerne e strutturarne la crescita, nessun freno interno alla sua immanente ideologia economicista (mi conviene? quanto mi costa? investo su me); questa è anche la sua debolezza: il suo è uno sgomitare tutti contro tutti, topi che ballano soli mentre la nave affonda, senza la comprensione storica che la fine del gioco prevede che sarà spazzato via, ridotto a una chiara subalternità da liquidi servi della gleba alla upper class globalista, rimanendo solo con l' illusione di produrre scelte attraverso il voto e la partecipazione politica. E' nell' immaginario che si producono le manipolazioni più pericolose.

 

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