4. La società multietnica. Etnia, Nazione ed etnogenesi storica delle Nazioni

Che l’Italia sia ormai diventata una “realtà multietnica“ sembra un’ovvietà che non richiede alcuna dimostrazione. In Italia sono ormai presenti numerose comunità linguistico-religiose di origini romenomoldava, marocchina, albanese, ucraina, nero-africana, latino-americana, eccetera, che hanno raggiunto ormai una tale consistenza demografica ed economica da non poter più essere considerate in termini di insiemi di individui migranti separati.Per i giovani questa è un’assoluta ovvietà. Per i più anziani è invece una relativa novità. Riferisco qui un mio ricordo d’infanzia, ormai indelebile dopo più di mezzo secolo. Mia nonna (nata nel 1877 e morta nel 1960) mi portava a spasso da piccolo, e mi insegnava il francese indicandomi le cose e facendomele ripetere, dal momento che nella sua educazione fine-ottocentesca il francese era per lei l’unica lingua del mondo degna di essere parlata dalle persone per bene. Per me quello era il momento della felicità assoluta, situazione esistenziale perduta quando si smette di essere bambini. Una volta incrociammo per strada un nero, probabilmente africano, e mia nonna cominciò ad indicarmelo, gridando: “Guarda! Un Moro! Un Moro!”, come se fosse stato Otello. Non lo fece certamente per razzismo, ma per mostrarmi una novità inconsueta. Ricordo che mi vergognai come un ladro, percependo la scorrettezza di questo grido ad alta voce. Ma il “moro“ non se ne ebbe a male, ed anzi mi sorrise, consapevole che non si trattava di un grido razzista, ma dell’eccessivo entusiasmo di una nonna che erudiva il suo nipotino. Alla fine degli anni quaranta ed all’inizio degli anni cinquanta questo era ancora possibile. Nel mio primo viaggio a Parigi, fatto all’età di diciotto anni, mi resi conto che i “mori“ erano talmente numerosi da non poter essere più contati. Ho commesso molti errori politici e culturali nella mia vita, ma mai quello di considerare i “mori“, i cinesi, gli arabi, eccetera, come soggetti da discriminare. L’unità del genere umano rappresenta infatti il fondamento principale della mia considerazione filosofica del mondo.

Detto questo, l’Italia è una società multietnica? Dipende da come la vogliono connotare le oligarchie dominanti ed il codazzo di loro servi colti, gli intellettuali di “sinistra“ politicamente corretti. L’Italia, dal mio punto di vista, è il luogo della nazione italiana, con presenza garantita di due minoranze nazionali (la tedesca e la slovena), con garanzia costituzionale di protezione di dialettofonie varie (sarda,friulana,albanese,eccetera). Per quanto mi concerne, non è assolutamente una nazione multietnica, anche se fra alcuni secoli potrebbe nascere una nazione nuova, sulla base di una etnogenesi storica nuova, per ora assolutamente imprevedibile, com’è stato il caso per la nazione italiana moderna stessa a partire da Carlo Magno in poi. Per ora l’Italia è il paese della nazione italiana, e basta, e le cose non cambiano assolutamente con l’integrazione progressiva di migranti (auspicabile, e meritevole di essere favorita dai poteri pubblici con l’insegnamento gratuito della lingua italiana, da ritenere indispensabile per l’integrazione). E allora, multi etnicità o integrazione? Qui bisogna capirsi sui termini che impieghiamo e sul loro significato. Integrarsi significa diventare cittadini italiani, con tutti i diritti e doveri connessi. È anche possibile vivere in Italia solo temporaneamente, per lavoro o studio, o anche solo per turismo colto prolungato, ed in questo caso il problema della cosiddetta “integrazione“ non si pone, se non in termini di pacifica convivenza prolungata. La badante moldava che si occupa di anziani non è affatto obbligata ad “integrarsi“, ed ha invece diritto ad un trattamento retributivo ed assistenziale assolutamente eguale a quello dei cittadini italiani, ed anzi addirittura di più, data la sua situazione di disagio e di lontananza dalla famiglia.

Come si vede, la parità dei diritti, l’ospitalità, l’integrazione, eccetera, non hanno assolutamente bisogno della teoria della società multietnica, che trova la sua origine e soprattutto la sua funzione ideologica altrove, ed esattamente nella strategia ideologico-culturale di sradicamento, di negazione della sovranità dello stato nazionale, e di adeguamento alla globalizzazione in corso. È bene impadronirsi saldamente di questa consapevolezza, perché moltissime persone oneste e sensibili vengono ingannate e si dichiarano sinceramente favorevoli ad una “società multietnica“ per non essere confusi con i razzisti e con i localisti xenofobi. Nel giro di tre generazioni gli immigrati entrano a far parte interamente in una comunità nazionale attraverso il lavoro, i matrimoni misti, l’assimilazione completa della lingua, eccetera, ed il loro riferimento alla etnia di provenienza diventa necessariamente “mitico“. Mentre le nazioni non sono assolutamente “comunità immaginarie” (lo discuteremo nel prossimo capitolo), il riferimento alla etnia originaria diventa assolutamente “mitico” per l’immigrato integrato di terza (e spesso anche solo di seconda, ed addirittura in alcuni casi di prima) generazione. Altro che società multietnica! Ovviamente, l’immigrato nell’Italia cattolica conserverà spesso la religione originaria (ortodossa e/o musulmana nella maggioranza dei casi), ma anche qui i matrimoni misti porteranno ad un fortissimo annacquamento dei riferimenti simbolici originari. La conservazione della lingua resterà nell’immensa maggioranza dei casi puramente elettiva e legata esclusivamente a strategie culturali familiari (è il caso dell’arabo, del romeno, dell’albanese, ed anche di vecchie comunità etniche come gli armeni, fra cui il possesso sicuro della lingua originaria è fortemente minoritario). La cucina diventa ovviamente anch’essa “etnica”, ma dire che i ristoranti etnici sono la prova dell’esistenza di una società multietnica è un’evidente sciocchezza.

L’Italia non è, e non deve diventare, una società multietnica. Date le curve demografiche in corso, è bene che il popolo italiano, restando tale, venga arricchito da componenti demografiche provenienti dal mondo intero. Viva le culle con i neonati cinesi, arabi e romeni! Si alle conservazione culturale libera ed elettiva di elementi dell’etnia di provenienza! Ma la società multietnica è soltanto il sogno di intellettuali sradicati, di sociologi confusionari e di oligarchi globalizzanti. Fra i concetti di etnia e di nazione, ovviamente, non esiste separazione netta, ma continuità processuale omogenea. Una nazione ha avuto una etnogenesi storica data, quasi sempre perfettamente ricostruibile in epoca storica, mentre diventa necessariamente incerta in epoca preistorica (ad esempio, l’origine geografica degli indoeuropei). Una nazione è dunque sempre e solo un’etnia che si è storicamente stabilizzata, perché se in alcuni casi non è riuscita a costituire uno stato nazionale (ad esempio i curdi e i baschi). In definitiva, etnia e nazione sono la stessa cosa. Chi sono, ad esempio, i lapponi svedesi? Sono cittadini di nazione svedese e di etnia lappone, o sono persone di nazione lappone e di cittadinanza svedese? Si possono tranquillamente usare entrambe le formulazioni, ma ciò che conta è la situazione,non la terminologia. La famosa questione nazionale non può certo essere “risolta“ in queste poche righe. Ma almeno nel
prossimo paragrafo potremo cominciare a discuterla pacatamente.
 

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