5. La società multinazionale. Nazione, presunte “comunità immaginarie“, valore culturale, politico e geopolitico delle nazioni oggi.

L’Italia è una società multinazionale? Ma neppure per sogno! L’Italia è la nazione-stato, o più esattamente lo stato-nazione degli italiani, che ha al suo interno due minoranze nazionali riconosciute, la tedesca e la slovena. In Valle d’Aosta il francese è un residuo storico, e tutti sanno in Valle d’Aosta che i soli a parlarlo bene sono i professori di francese locale. Altrove ci sono delle benedette dialettofonie opportunamente salvaguardate. L’Italia è la nazione degli italiani. Chi ritiene, magari in buona fede, che l’Italia sia un paese multinazionale (magari perché presenta l’immigrazione stabile di etnie particolari, dai romeni agli albanesi, dai marocchini ai peruviani, eccetera) mostra soltanto una pittoresca e scusabile ignoranza di che cosa siano le società e gli stati realmente multinazionali. La Svizzera, ad esempio, è una società multinazionale, in quanto lo stato svizzero è composto di quattro nazionalità riconosciute. Il Belgio ne ha tre. La Finlandia ne ha due. La Russia ne ha molte, non soltanto la russa, e ci sono anche i tartari ed i mongoli buriati. E potremmo continuare. Ma ciò che conta è conoscere la storia. Se per caso si conosce la storia, si saprà che fino al 1918 sono esistiti due benemeriti stati multinazionali con capitali, rispettivamente, Vienna e Costantinopoli. Quelli sì che erano stati multinazionali, non certo l’Italia, la Francia, gli attuali paesi balcanici, gli attuali paesi scandinavi, eccetera. Qui non c’è ovviamente lo spazio per scendere negli infiniti dettagli, oppure per aprire una discussione seria sugli stati nazionali con minoranze, o con etnie protette, eccetera. La discussione si può ovviamente fare, e può anche essere molto produttiva, ma ha un presupposto, e cioè che le nazioni esistano, che sia un bene che esistano, che abbiano nell’essenziale un’origine etnica precedente, che non siano affatto "comunità immaginarie”, inventate da poeti, scrittori e lessicografi e, soprattutto, che coloro che le negano (e cioè intellettuali globalizzatori cosmopolitici ed intellettuali pseudo-marxisti sradicati ed adoratori della religione sociologica proletaria, dall’altro) vengano correttamente individuati come tali, e soprattutto vengano cortesemente ma fermamente contrastati, anziché lasciare loro il monopolio della questione.

Esiste una leggenda metropolitana particolarmente diffusa in Italia (paese in cui la sconfitta ideologica e militare del nazionalismo fascista fra il 1943 ed il 1945 ha finito con il diffamare e con il delegittimare l’idea di nazione italiana, cui il fascismo aveva legato i propri progetti colonialistici ed imperialistici), per cui la Nazione sarebbe di destra e la Classe di sinistra. Niente di più inesatto. Se questo è stato vero, lo è stato soltanto per non più di due decenni, nel contesto della prima guerra mondiale imperialistica 1914-1918, in cui la causa della nazione fu messa integralmente al servizio del conflitto inter-imperialistico su scala mondiale. E che il nazionalismo sia uno dei maggiori nemici della nazione, è un fatto ormai stabilito e largamente noto. Fino al 1871 circa (guerra franco-prussiana) il concetto di nazione era di sinistra, ed anzi di estrema sinistra (il 1848 insegna). Bismarck fu il primo, negli anni sessanta dell’Ottocento, che strappò letteralmente il concetto di nazione dalle mani della sinistra del tempo. Il successivo nazionalismo razzista ed imperialista, che fiorì a partire dal periodo della Grande Depressione 1873-1896, non ha assolutamente nulla a che vedere con la questione nazionale, ma ne è invece un nemico diretto ed assoluto, e la stessa cosa può essere detta per il nazionalismo fascista e nazionalsocialista. Il nazionalismo USA, uno dei nazionalismi più pestiferi ed invasivi, non si lascia talvolta riconoscere come tale, perché si nasconde dietro le vesti di un universalismo messianico eccezionalistico, e quindi non viene talvolta riconosciuto come tale, grazie anche alla tradizionale stupidità dei gruppi intellettuali, che potremmo definire l’unico gruppo sociale del mondo che scambia sistematicamente il lupo con Cappuccetto Rosso, laddove il bambino medio non cadrebbe mai in questo errore, come è del resto largamente noto. Il comunismo storico veramente esistito si è sempre strettamente intrecciato con la questione nazionale, dove l’ha rispettata ha vinto, e dove l’ha violata ha perso (pensiamo all’inutile annessione dei paesi baltici all’URSS, fatta in palese contrasto con la volontà della stragrande maggioranza dei lituani, dei lettoni e degli estoni, antipatici o simpatici che costoro ci possano essere, eccetera).

Il gruppo parassitario dei cosiddetti “intellettuali di sinistra”, avendo deciso per circa un quarantennio (prima della loro conversione post moderna, lamentosa e narcisistica) di adottare una nuova religione, il Culto del soggetto sociologico proletario di fabbrica, concepito come integralmente sradicato e snazionalizzato, senza altra bandiera che non fosse la catena di montaggio fordista, ha contribuito a negare la questione nazionale, e quando ha completato il suo impadronimento degli apparati universitari, li ha riutilizzati per promuovere l’idea che le nazioni non esistono, non sono mai esistite, sono state completamente inventate(un po’ come le razze e le religioni, e cioè scienziati pazzi + sacerdoti fanatici), non hanno alcuna origine etnica, e sono solo “comunità immaginarie” (sic!). Non discuto qui la buona o la mala fede di chi lo ha fatto, e neppure la loro competenza professionale (ad esempio Eric Hobsbawm, uno dei promotori di questa sciocchezza, è certamente uno storico informato e competente), ma mi limito ad applicare la teoria marxiana delle Ideologie come forme di falsa coincidenza sociale organizzata. E se l’applichiamo ne risulta che il ceto intellettuale, deluso dall’impegno e dal precedente culto del Proletariato salvifico, ha trasformato il precedente internazionalismo in cosmopolitismo, senza affatto modificare la sua penosa visione del mondo di sradicati professionali. Si potrebbe pensare che almeno la Destra abbia continuato a difendere l’idea di Nazione. I vari Fini e La Russa in Italia se ne riempiono la bocca. Ma non è così. All’interno del suo integrale approdo ai mercati, la Destra si è suicidata esattamente come la Sinistra, e la “nazione“ resta una pura risorsa simbolica per galvanizzare i nostri soldati inviati in missioni di “pace”, e cioè di guerra al servizio degli interessi geopolitici dell’impero USA.

L’ipocrisia e la menzogna possono durare a lungo, ma non per sempre. La storia in proposito è ricca d’insegnamenti. L’Italia non è una società multietnica, e neppure multinazionale. Il fracasso della manipolazione mediatica può confondere a lungo i dati elementari della questione, ma alla lunga i significati dei termini riemergono. E sono sicuro che prima o poi riemergeranno.

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