L' Unesco ha dichiarato la dieta mediterranea ( cosa ci sia dentro e cosa fuori dalla dieta mediterranea decidetelo voi, secondo me la pasta al forno con uova sode e melanzane ne fa parte a pieno titolo ) " patrimonio immateriale dell' umanità" . Ora: io qui ci vedo in quattro parole ben due manipolazioni linguistiche, che danno luogo a una terza super- manipolazione, che naturalmente ne sussume una di tipo ontologico. Allora: la cultura , in questo caso gastronomica, è un patrimonio? Probabilmente sì, se si traduce  patrimonio come la legge del padre. Ma ho idea che l' accostare al patrimonio l' aggettivo im-materiale (si poteva dire spirituale, culturale, metafisico, tradizionale ecc) sia stata una scelta precisa: innanzitutto im-materiale significa altra forma del materiale, e quindi sotto sotto si esclude  che vi siano patrimoni realmente non omogenei alla materialità.  Da qui passare alla forma-merce della materia è un attimo, e infatti è il percorso che il cibo ha fatto dall' inizio dell' epoca capitalistica. Altra manipolazione avviene in quel "dell' umanità" . Apparentemente qui si dice dell' umanità come si direbbe universale, di tutti. Io non ci sto. Che ci azzecca un giapponese con la dieta mediterranea? E un lappone? E ancora:  non è che questa umanità si ritrova universale solo sotto il segno della forma immateriale che a volte hanno le merci, loro sì universalmente con diritto al libero scorrimento.

 

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