Vorrei ancora una volta sottolineare come il ciclo del capitale finanziario legale (Denaro/Denaro) o, in maniera diciamo più "tradizionale", -una tradizione a cui ci hanno abituato in un paio di secoli- del capitale d'investimento legale (Denaro-Merce-Denaro) è esattamente  -nello schema piratesco- quello che riproducono gli imprenditori di mafia, e Saviano ci ricorda che tutti i boss pensano se stessi come imprenditori -magari di venture capital. La differenza apparente è che le merci e i servizi forniti sono illegali, ma questo a me non pare essere una differenza sostanziale, se il concetto di legalità non viene declinato meglio.

Lo svincolo del libero individuo imprenditore da qualsiasi tipo di comunità etica (che provoca il rovesciamento dialettico in comunità d'affari come le famiglie, le 'ndrine, i mandamenti ecc) mi ricorda esattamente lo spirito -selvaggio- del capitalismo, sia che si parli di delinquenti che di grandi azionisti.

Ho apprezzato il lavoro di Saviano in Gomorra proprio in questi termini: la messa a nudo di come l' estrazione di capitale che operano le varie mafie, finalizzato all' acquisizione di sempre maggior potere, ha una struttura quasi interamente sovrapponibile (e quindi razionalmente fondata e sincronizzata) all' estrazione di profitto che si opera sui mercati finanziari (anche quando hanno una vestizione "industriale").

Mi spiego meglio: oggi capitale d' investimento, anche quando industriale, non costruisce nuova produttività, non offre lavoro ex-novo, ma smembra le divisioni produttive in rami d'azienda, taglia i rami secchi (che in un' aggregazione più unitaria potrebbero non esserlo); vende, alloca diversamente o disloca le produzioni con minor saggio di profitto unitario, trattiene per sè il core-businnes, il cash-flow (il flusso finanziario in contanti) viene investito in attività finanziarie speculative a breve termine. Si ha un maggiore profitto nel distruggere un' attività produttiva (che fa emergere le forze produttive) che nel crearla.

Questo tipo di approccio è identico all' acquisizione di imprese già esistenti per il riciclaggio di denaro proveniente dal enorme cash-flow giornaliero del traffico di droga, di armi, di rifiuti speciali ecc  Si acquisisce o si entra come partner in società che spesso non trovano appoggi sufficienti nel sistema bancario, le si svuota dei contenuti comunitari ( territorialità, produzione di rapporti sociali, identità stabile lavorativa e personale) per farla diventare un' attività che rimane in piedi fino a quando risponderà alla sua ragion d'essere primaria (riciclare denaro sporco, generare profitto non reinvestito).

Mi domando se in quest' imprenditorialità (che è anche detentrice di capitale), come dire, sfuggente e che nasce già da subito per approfittare del momento estemporaneo del ciclo economico, per poi prontamente riformarsi come capitale liquido e immateriale nelle reti bancarie virtuali e internazionali, non ci sia già una forte inclinazione all' illegalità. Illegalità etica contro le comunità realmente esistenti intendo, visto che oggi non è pensabile a una regolazione del mercato globale. La conferma si ha ad ogni G-8 o G-20 che sia.

Concludendo mi domando se possa davvero esistere un tipo di investimento produttivo interno a una autentica legalità, intesa non come norma a difesa di un menzognero libero mercato formato da liberi imprenditori – ma in realtà controllato da un oligarchia di grandi concentrazioni finanziarie in lotta fra loro- ma come diritto collettivo fatto legge. Le leggi oggi sono cornice di un diritto individuale, e la cui sostanziale applicazione è lasciata ad una morale soggettiva che oggi più si mostra quanto mai sottile, non più correlata all' etica collettiva delle comunità "investite". 

L'appello di Saviano alla legalità è, livello di lettura secondo me consapevolmente lasciato sullo sfondo, un appello al ritorno a una legalità intesa veramente come diritto innanzitutto collettivo, che, attenzione, si espliciterà non astrattamente nel diritto all' esistenza di tanti piccoli produttori indipendenti non strozzati dai debiti, dal pizzo, dal meccanismo estorsivo del grande monopolista, della concentrazione finanziaria che impone il prezzo.

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