Segnalo che QUI potrete trovare la lettera che Saviano ha scritto ai "ragazzi del movimento" dopo gli scontri di quattro giorni fa, apparsa su Repubblica dell' altro ieri, e insieme la risposta di un manifestante presente in piazza, tale Paolo La Valle, apparsa lo stesso giorno sul sito Primo Amore.


Io vedo un pò di problemi, posto che ancora non ho ben capito quanto di preordinato c'è stato dietro agli scontri: manifestanti organizzati oppure provocatori, infiltrati e strategia delle forze dell'ordine ordinata dagli apparati politici. Ma questa non è certo una novità, e non si può iniziare un' analisi dei fatti da questo. Dalle immagini televisive direi che i  manifestanti non erano affatto organizzati e preparati all' esercizio della violenza in piazza. Questo è un bene, ma non porsi affatto il problema della violenza sarebbe anche un grosso limite. Per ora lasciamo perdere, rifiutiamo di seguire la scia dei media.

Vorrei dire che trovo disgustoso il pontificare di Saviano, che si scorda come, al di fuori dei media, nessuna pacifica manifestazione anche di grandissime dimensioni oggi trova riscontro in risultati concreti sia nel breve che nel lungo periodo. E' proprio la dialettica della forma della democrazia novecentesca che è stata superata dalla realtà non-dialettica del liberismo democratico a base economicista, in cui all' interno di un  sistema maggioritario di voto si scontrano due entità omologhe che hanno differenza nei modi –soft oppure hard– ma medesimi presupposti e finalità. La rappresentanza è cambiata, per adesso non è sostituita se non dal nulla, e in quest' ambito è normale che lo scontro non abbia altro linguaggio che l'azione, che come tale non può evadere il problema della forma violenta.

All' altra parte ricorderei che l' azione incondizionata che nasce dalla rabbia, seppur reattiva, può essere meglio di niente al momento, ma dura poco e vale niente. Il richiamo emotivo ed esistenziale è una sirena che può scaldare i cuori per non più di un attimo. Ci vogliono analisi, studio, applicazione, fortissima fondazione filosofica teorica -la meno ideologica possibile- e organizzazione. Non di meno se la giustizia è di questo mondo, la verità si pone di fronte a noi come un continuo rinnovarsi dell' orizzonte. Ho conosciuto altri tempi in cui allo stesso modo di rabbia ce ne era tanta, non sempre giustificata, e fondamento filosofico annichilito a delirio ideologico: la sconfitta fu assicurata e cocente.

Ma questi ragazzi forse proprio nel loro isolamento hanno un vantaggio: se anche Saviano (che -non fatico a credere- per molti di loro è un esempio) vuole dividere a tutti i costi il grano dal loglio, e si integra perfettamente nei vuoti discorsi dei politici ("forse hanno anche ragione, ma il modo violento è inaccettabile", "dissociatevi" ecc ecc), allora questi ragazzi hanno un vantaggio: nessun intellettuale di peso di nessuno schieramento a sostenerli: niente buoni maestri, niente cattivi maestri, devono assolutamente pensare "di per se stessi", come hanno fatto i grandi del pensiero, senza citazioni, con obbligo di originalità, proprio come si faceva e si doveva fare in passato.

 

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