egitto in rivolta gen 11

I sommovimenti e le proteste in Tunisia, Egitto ed Algeria (una nazione le cui sorti mi stanno particolarmente a cuore) mi pare abbiano motivazioni comuni e così riassumibili:

-Protesta contro il rialzo dei prezzi delle derrate alimentari di base, particolarmente rapido negli ultimi 3 anni, potenziato dal grande uso sui mercati finanziari internazionali di future sulle commodities alimentari, unitariamente alle politiche neo liberiste -per quanto consentono le rispettive economie- e privatizzatrici (si distingue la Tunisia) imposte dalla Banca Mondiale e dal FMI e imperniate sul ricatto del debito e non contestate da governi accomodanti.

-Queste politiche economiche sono integrate da parte occidentale (Usa, Francia, Italia in Tunisia) con il sovvenzionamento diretto delle elité di potere -esercito, forze di polizia e burocrazia-  che le ridistribuisce a propria discrezione, alimentando una corruzione gigantesca, nepotismo e clientelismo – ingiustizia- mentre quel poco che materialmente arrivava alla popolazione non basta più a contenere l'aumento dei prezzi, la povertà, la disoccupazione e la crisi degli alloggi.

-Protesta contro non tanto la dittatura o il regime militare ( un dittatore esercita il proprio dispotismo in prima persona e in maniera non subordinata a nulla ) ma proprio contro i propri rispettivi governi fantoccio. Per l' Algeria una giunta militare che è figlia dell' annullamento delle elezioni vinte dal FIS negli anni novanta;  in Tunisia un militare prono alle esigenze del liberismo e dell' uso che la Nato fa dei porti tunisini nel Mediterraneo; per l' Egitto in primo luogo il sostegno alla politica sionista, in secondo luogo il controllo di Suez e il presidio delle riserve strategiche di petrolio e gas naturale.

-L' aspetto dittatoriale così protratto, unito ad una chiara sottomissione geopolitica, nel tempo innesta rivendicazioni di tipo democratico, che, com'è evidente in questi giorni, la componente religiosa non avversa affatto ma a cui anzi dona coesione. Appare anche lampante come il paventato pericolo integralista faccia parte della manipolazione mediatica indotta dal Ministero della Paura Globale.

Le strategie politiche post-coloniali di carattere occidentalista, che esportano con la forza la democrazia solo quando addomesticabile e coincidente con i propri fini – e che la temono quando essa esprime autentiche e consapevoli scelte autonome di popoli che così assumono una precisa identità- ha così mostrato la sua inconsistenza, ancorchè di durata cinquantennale: che sia proprio il vituperato e variegato mondo islamico, dove ancora non si è separato del tutto il mondo politico da quello religioso, a rivitalizzare il concetto di democrazia che nella sua patria originaria si sta spegnendo in uno stanco e corrotto gioco parlamentare ? E all' interno di società dove ancora il concetto di comunità non è stato svuotato dalla comunità estemporanea capitalistica, saranno possibili davvero le applicazioni economiche privatistiche che hanno distrutto l' Europa?

Annunci