violacciocche murata (7)

[…] Poiché però da qualche parte bisogna pur cominciare, è possibile farlo partendo da un rilievo fatto da Hegel nelle sue Lezioni sulla Filosofia della Storia. Hegel rileva che proprio il fatto, apparentemente ecumenico e tollerante, per cui i romani avevano accolto nel loro Pantheon tutti gli dei possibili ed immaginabili, aveva causato una sorta di disincantamento generalizzato nei sudditi dell’ imperatore romano (da Hegel definito come «la persona delle persone autorizzata al possesso di tutti» – definizione che ricorda irresistibilmente lo strapotere del presidente imperiale USA oggi). Se tutti gli dèi potevano essere accolti nell’unico Pantheon "autorizzato" imperiale, ciò non poteva che significare che nessuno di essi esisteva veramente, perché nessun dio degno di questo nome avrebbe mai accettato di essere incorporato in un simile Pantheon idolatrico. Il mondo romano secondo Hegel sarebbe stato caratterizzato da «disorientamento e dolore per l’abbandono da parte di Dio», e questo avrebbe generato necessariamente il «dissidio con la realtà» preparando così il terreno per un «superiore mondo spirituale». È evidente che qui Hegel dà un’interpretazione provvidenzialistica dell’avvento del Cristianesimo, interpretazione provvidenzialistica che non potrebbe certamente essere condivisa da chi dà invece una valutazione globalmente critica del Cristianesimo.  Ognuno pensi quello che vuole. Qui siamo sempre nel campo che Hegel chiamava dell’«opinare» (meinen). Il problema sta invece nell’interpretare l’espressione hegeliana «disorientamento e dolore per l’abbandono da parte di Dio».

Se tentiamo un’interpretazione razionalistica e secolarizzata del termine «abbandono da parte di Dio» giungiamo a due conclusioni probabili. In primo luogo, abbandono da parte di Dio significa che per il momento Dio ci ha abbandonati, ma è sempre possibile che ritorni, ed in questo caso avremmo ciò che Martin Heidegger ha inteso con l’espressione «solo un Dio può ancora salvarci». In secondo luogo, e questa seconda spiegazione è effettivamente più razionalistica e secolarizzata della precedente, abbandono del mondo da parte di Dio significa che il mondo in cui viviamo non possiede più alcuna vera legittimazione etica e politica, e quindi religiosa. Personalmente, aderisco a questa seconda interpretazione. Tutti i tentativi alla Habermas di "legittimare" la società liberale contemporanea producono evidenti risultati a metà fra l’ipocrisia ed il ridicolo. Il mondo in cui stiamo vivendo oggi è del tutto privo di vera legittimità, e non è certamente stata la caduta implosiva e dissolutiva del comunismo storico realmente esistito (1917-1991) a rilegittimarlo. Se questo è anche solo parzialmente vero, diventa allora comprensibile l’espressione hegeliana «dolore per l’abbandono da parte di Dio». In questo momento storico tutte le persone critiche, pensanti e sensibili stanno provando sulla loro pelle il sentimento di dolore per l’abbandono da parte di Dio, e se vogliamo tradurre in linguaggio filosofico razionalistico e secolarizzato, il sentimento di dolore per l’assoluta mancanza di qualunque legittimazione comunitaria del modo di vita alienato in cui siamo immersi.

C. Preve da "La saggezza dei Greci"