Vi son qui due forze antagoniste che combattono la filosofia. Anticamente era la religiosità che giudicava la ragione o il pensiero incapace di conoscere la verità . Spesso ha dichiarato che, per raggiungere la verità, è necessario rinunciare alla ragione, che la ragione deve umiliarsi davanti all'autorità della fede; la ragione abbandonata a se stessa, il pensiero per sé, conducono allo smarrimento, all'abisso del dubbio …

L'altro aspetto è che la ragione si è posta contro la fede, contro le rappresentazioni religiose, contro le dottrine rivelate, che cerca di rendere razionale il cristianesimo, e si è posta tanto in alto, che solo la propria evidenza, la propria convinzione, dovrebbero essere gli strumenti attraverso i quali l'uomo sarebbe obbligato a riconoscere qualche cosa come vera. L'affermazione del diritto della ragione viene tanto prodigiosamente esagerato, al considerarlo un risultato finale, che la ragione non può conoscere nulla che sia vero. Questa religione cominciò per questo a dirigere, in nome e per virtù della ragione pensante, la lotta contro la religione; ma prima si ribellò contro se stessa e divenne nemica della ragione affermando che solo il presentimento, il sentimento, la convinzione propria era la regola soggettiva che doveva essere valida per l'uomo. Tuttavia tale soggettività non presenta nulla di nuovo che non siano opinioni. Poi la cosiddetta ragione ha cambiato l'opinione in ciò che deve essere definitivo per l'uomo, e così, l'affermazione della religione, che la ragione non può giungere alla verità, è confermata; solo che lo è con l'affermazione che la verità non è raggiungibile in nessun modo.

Hegel
Introduzione alla storia della filosofia.
Trad. genseki