3. La tradizione marxista e la concezione riduttivistica della religione: ateismo e messianesimo rivoluzionario.

 Se abbiamo capito che il fenomeno religioso risponde strutturalmente ad un bisogno antropologico (e quindi non eliminabile storicamente, ma solo trasformabile radicalmente) che si esprime sia a livello di identità comunitaria sia a livello di produzione psicologica individuale, allora potremo anche capire le insufficienze del marxismo classico su questo problema. In proposito, è  bene distinguere subito metodologicamente fra il marxismo marxiano, o pensiero di Marx, ed il marxismo successivo. Karl Marx era indiscutibilmente ateo, ed il suo ateismo presentava sia elementi tratti dal pensiero di Feuerbach (la religione come alienazione e conseguentemente l’ateismo come umanesimo radicale) sia elementi derivati dal precedente ateismo illuministico. Su questo punto sembra purtroppo che Marx non abbia assimilato le lezioni di Spinoza e di Hegel, che rifiutarono entrambi l’ateismo esplicito cogliendone il carattere unilaterale, negativo e limitato (l’ateo è costretto infatti a definirsi con una negazione, e diventa così di fatto teoricamente dipendente dalla problematica che intende negare, e che gli detta implicitamente le regole della sua argomentazione). In ogni caso, l’ateismo indiscutibile di Marx non influenza direttamente la sua critica dell’economia politica e la sua teoria dei modi di produzione, dando però al suo pensiero una curvatura umanistica e storicistica (dal punto di vista filosofico, infatti, l’ateismo è sempre una sorta di addizione di umanesimo e di storicismo, dal momento che se non c’è Dio, allora c’è soltanto l’Uomo nella Storia).
  
Il marxismo ha invece adottato come sua filosofia una sorta di addizione di materialismo e di dialettica. Ma qui le parole possono trarci in inganno e fuorviarci completamente. La critica dell’economia politica non è particolarmente materialistica. Il suo principale concetto (la merce come realtà metafisica, cioè sensibilmente sovrasensibile) è pensabile soltanto in un modello di dialettica idealistica di tipo hegeliano. Gli stessi quattro concetti fondamentali del cosiddetto materialismo storico (modi di produzione, forze produttive, rapporti classistici di produzione sociale, ideologia) non sono di per sé affatto materialistici, se si allude al concetto di materia come sostanza omogenea, ma sono concetti costruiti attraverso un vero e proprio costruttivismo epistemologico.
Nella tradizione marxista posteriore a Marx, il termine di materialismo è stato usato soprattutto in tre significati distinti, anche se convergenti: il materialismo come punto di vista della scienza moderna (Engels), il materialismo come ateismo scientifico (Lenin) ed infine il materialismo come punto di vista classistico della lotta di classe nella filosofia e nell’ideologia (Althusser). Qui ci interessa soprattutto il secondo significato, anche se non possiamo non rilevare che il primo significato è soltanto positivismo puro al 100%, ed il terzo significato è vaghissimo e si può applicare a tutto ciò che riteniamo soggettivamente sbagliato (e si veda l’ultimo Althusser e le sue classificazioni del cosiddetto materialismo aleatorio). Il secondo significato (materialismo come ateismo scientifico) ha caratterizzato quasi un secolo di rapporti fra marxismo e religione, in modo a mio avviso catastroficamente negativo. Le ragioni di questo giudizio durissimo sono molte, ma qui per brevità ne indicherò soltanto due.
In primo luogo, l’identificazione di marxismo, comunismo ed ateismo parte dal presupposto che la religione continui anche nel capitalismo ad essere un’importante ideologia di legittimazione dei rapporti sociali di sfruttamento. Ma non è così. La religione assume effettivamente questo ruolo ideologico nel feudalesimo, e per di più quasi soltanto nel feudalesimo europeo, e non in altri (ad esempio, non nel feudalesimo giapponese). Nel capitalismo la religione tende a diventare una grande agenzia di compensazione ideologica, mentre le funzioni di legittimazione non sono più fondate su di un meccanismo di esteriorità (Dio ed i suoi voleri immutabili esteriori e dunque trascendenti all’uomo), ma sono basate su di un meccanismo di esteriorizzazione economica e tecnologica, cioè sull’effetto di onnipotenza immutabile dell’apparato che incorpora tecnica ed economia, macchinismo e mercato, eccetera. Pigliarsela con la religione, in condizioni capitalistiche, significa pigliarsela con l’obiettivo sbagliato.
In secondo luogo, ogni professione in positivo di ateismo significa trasformare l’ateismo in una religione identitaria di una chiesa, in questo caso del partito comunista trasformato in una chiesa separata dal resto del popolo. In questo caso, si ha la riproduzione del meccanismo tipico di qualunque chiesa, con il papa, i sacerdoti, i teologi, gli inquisitori, gli eretici, gli apostati, gli scismatici, fino ovviamente agli atei (che sono quelli che non credono, o non credono più, o non hanno più fede nel comunismo inteso come dogma religioso di fondazione e di legittimazione).
Per finire, il marxismo, persino nei suoi pensatori critici migliori (penso ad Ernst Bloch), tende a salvare al massimo il fenomeno religioso come fenomeno messianico, e quindi rivoluzionario. Non nego affatto che le religioni, nel loro stato nascente originario, assumano sempre (o quasi sempre) un carattere di annuncio messianico attuale e vicino (esemplare è il caso di Gesù di Nazareth), e che questo annuncio presenta caratteri socialmente e politicamente rivoluzionari. Ma penso anche che queste stesse religioni originariamente messianiche riescono a consolidarsi ed a durare soltanto recuperando il loro doppio carattere antropologico di identità comunitaria e di risposta quotidiana al senso individuale della vita. Qui, purtroppo (e sottolineo il purtroppo) Max Weber ha capito come stanno veramente le cose molto meglio di Ernst Bloch. In ogni caso, per terminare su questo punto, ribadisco il concetto per cui, se è sbagliato ridurre il fenomeno religioso a messianesimo sociale rivoluzionario, è ancora più sbagliato credere che l’ateismo sia un buon presupposto scientifico, filosofico e ideologico per l’anticapitalismo e per il comunismo. Dio, gli Dei, e tutti coloro che ci credono o che non ci credono, sono del tutto da tener fuori da qualunque discorso per o contro il capitalismo e/o il comunismo.