Chardonnay Cencini (3)Osservazioni conclusive

Siamo allora in grado di tirare alcune rapide conclusioni, che sottoponiamo all’attenzione critica dei lettori.

In primo luogo, ribadendo qui per l’ultima volta un concetto già molte volte ripetuto in questo intervento, non bisogna fare nessuna concessione teorica, filosofica e sociologica alla tendenza odierna volta allo sradicamento di ogni momento comunitario della religione per incoraggiare una religione fai-da-te, à la carte, in cui ogni consumatore si fabbrica la propria ritualità personale secondo il proprio profilo psicologico individuale. Mentre il vecchio anticlericalismo almeno combatteva in modo giustificato la funzione politica reazionaria delle religioni organizzate, il nuovo anticlericalismo alla Pannella-Bonino gioca semplicemente un ruolo distruttivo nei confronti di ogni momento comunitario che in qualche modo possa contestare, sia pure blandamente ed in modo opportunistico, il pensiero unico del monoteismo del mercato capitalistico.

In secondo luogo, è bene ripetere, almeno a coloro che si dicono interessati ad una ricostruzione del punto di vista marxista e comunista (agli altri questo discorso non interessa e non deve interessare), che l’ateismo, o il cosiddetto ateismo scientifico, o come altrimenti lo vogliamo chiamare, non può e non deve più essere riproposto come pezzo fondante di un pensiero anticapitalistico. Se poi questo debba anche comportare una ridefinizione di altri pezzi della filosofia del comunismo, come il materialismo e la dialettica, non è ancora per il momento chiaro, e deve essere discusso a parte in modo serio, approfondito e non ideologico.

In terzo luogo, infine, non bisogna spaventarsi se vi saranno forme di resistenza all’impero militare e geopolitico americano che assumeranno una veste religiosa. Il fatto che la maggioranza di noi preferirebbe astrattamente che assumessero una veste maggiormente laica non è un argomento storico decisivo, ma solo una forma di narcisismo occidentalistico impotente. Il diritto a resistere ad un’oppressione intollerabile è primario. Il resto certamente seguirà.

Costanzo Preve
(“Indipendenza” n. 12 – giugno/luglio 2002)

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