A proposito del post apparso  QUI  sul blog di Valter Binaghi. 
 


A me non pare che omaggiare Steve Jobs faccia bene, e penso anche che l’ intelligenza, intelligenza tecnica, andrebbe ridimensionata a compensare la sua attuale super valorizzazione.

Io con la mia capacità tecnica in parte ci campo, intendiamoci, ma non c’è nessuna novità nel cantare le lodi di un ricercatore tecnologico innovativo, con tutto il rispetto Jobs questo è stato. Si va dietro allo zeitgeist, se la cosa fosse in questi termini non avrei nulla da obbiettare, ma tutto è sempre ricoperto dall’ arcano, e così si può anche fare di Jobs uno che ha letto la totalità .

Tralascio le implicazioni tra vita e opera, quello è un sovrappiù mediatico non attribuibile a Jobs, e non lo giudico in base alla sua esistenza soggettiva, ne segnalo però la retorica libertaria. Il “siate affamati siate pazzi” andrebbe studiato nello specifico.

Detto questo neanche si può saltare a piè pari che Jobs è stato un magnifico pusher di merci capitalistiche altamente tossiche -ripeto: altamente tossiche, da maneggiare con cura- e per giunta in grande quantità, come vuole la regola, operazione che senza la lunga costruzione ideologica del mito Apple non sarebbe riuscita.

A Riccardo De Benedetti voglio dire che “E comunque mi pare chiaro che gli USA sono riusciti a trasformare il 68 e la ribellione giovanile in un ulteriore balzo in avanti…” (tecnologico mi limiterei a dire) è una frase che meriterebbe un post a parte: anche se usata in modo contrastivo alla situazione italiana, è completamente falsa  sotto ogni profilo.