Fiora a ponte S.Pietro

 
a Gabriele  “Cartabaggiana”
 
La nostra piccola polemica, iniziata in “It’s all right ma” , non è esente di implicazioni politiche, anzi più precisamente di implicazioni circa il senso etico che potrebbe assumere una transazione da questo sistema (economico e simbolico) verso un altro, che vorrei meno instabile (flessibile, precario, plebeizzante) dal punto di vista materiale e dove il feticcio “capitale” sia non abolito ma contenuto e normato a dovere, a partire da un concetto forte – fondato- di bene comune.
Ma il bene comune quanto può coesistere con il primato dell’ intenzione morale individuale? può esistere senza una etica comunitaria? e una etica comunitaria quanto può coesistere con il primato dell’opinare che non sa fermarsi davanti alla considerazione della unitarietà del corpo sociale? credi che ci possiamo intendere su una definizione  di bene comune se non si capisce che una battaglia anti-autoritaria non è affatto la nostra battaglia?
No, l’anti-autoritarismo è per il momento figlio di una ribellione contro il padre che ha buttato via, con un pò d’acqua sporca, anche la deferenza verso la patria (il nichilismo politico italiano della sinistra è un esempio lampante); verso la tradizione normativa dei comportamenti sociali che scaturisce dal luogo di nascita, che un senso spesso ce l’ ha a volerlo vedere; verso la famiglia, la sua unitarietà, e quindi verso il contenimento -necessario alla sua custodia- dei comportamenti sessuali .
Solo in quest’ambito di liberalizzazione anti-autoritaria dei comportamenti individuali può far breccia la duplicazione -nei termini di una privatizzazione- in ambito economico, ambito che così non è più scienza sociale ma è contabilizzazione dell’ estrazione privata di capitale -dal cumulo sociale in cui la ricchezza è in potenza.
Riesco a spiegare la relazione tra relativismo nel pensiero e l’obbligatoria liberalizzazione dei costumi, e di questa con la privatizzazione dell’ economia? Mi dirai.
Tu sbagli, non m’importa, non ne faccio questione di principio visto che non conto un cazzo, ma Eco ci marcia da cinquant’anni .
Ora, brevemente ritorniamo a quello che era il nocciolo della polemica, che relazione ha tutto questo con la religione, considerata genericamente?
Leggo di filosofia e politica da trentacinque anni, anche se non ho mai fatto studi specifici dopo il liceo, ma ho avuto per lungo tempo la possibilità di confrontarmi con amici preparati, e non mi considero un autodidatta. in questo tempo mi sono fatto l’idea che la filosofia non interesserà mai più di pochi, pochissimi, non riesco ad immaginare -da questo punto di vista la visione di superamento/conservazione della filosofia nella prassi politica potrebbe ancora essere una buona bussola- un movimento di pensiero che diventi una convincente alternativa alle imperanti globalizzazione e privatizzazione dell’economia e di tutta vita sociale.
In questo la religione invece può fare molto, perchè si muove nel terreno dei simboli, di forme  in cui la trascendentalità è rappresentata e quindi inverata, e può sicuramente risultare significante molto più delle metafore filosofiche, oggi, dato il momento storico, addirittura più della partecipazione politica, ed insieme a questo non cancella la specificità ontologica del proprio luogo. Come è noto il popolo nella sua interezza si rappresenta nella processione della santa, per chi ancora ci va, non certo nella lettura del Tractatus.
Difendere -posto che abbia bisogno di difese d’ufficio come la mia-  oggi dalle aggressioni laiciste la religione, tutta la chiesa gerarchia compresa, è difendere l’unitarietà del corpo sociale che nella religione trova la sua sintesi e a cui il fedele è forse ancora disposto a concedere ascolto.