(…) La situazione è in effetti strategicamente bloccata, ed allora sono costretto, se voglio evitare una poetica fuga in avanti, a tornare al piccolo cabotaggio italiano, che pure mi ripugna profondamente. Nella mia terza risposta analizzerò meglio il problema della cosiddetta “casta”, che oggi il concerto mediatico manipolatore individua come il problema centrale della società italiana. Anche se ripugnate, la “casta” non è il problema centrale della società italiana, come non lo è neppure la pur laida ed indifendibile persona di Berlusconi. Il problema fondamentale è un sistema produttivo asfittico, concepito negli anni cinquanta e sessanta per produzioni di massa di media intensità tecnologica, oggi prodotte ormai in tutto il mondo a costi minori. La torta è diminuita, le fette sono più piccole, e ci raccontano che tutti mangeremmo meglio e di più se la “casta” fosse colpita e se le spigole al ristorante del senato costassero venti euro anzichè il prezzo protetto di tre. Non c’è veramente limite alla babbioneria umana. Siamo sempre alla facile ricerca del “capro espiatorio”. In un sistema costruito sulla svalorizzazione sistematica del lavoro e sulla valorizzazione del solo capitale finanziario è il lavoro italiano che deve essere svalorizzato, sia nella forma diretta (lavoro temporaneo, flessibile, precario e diminuzione del potere contrattuale dei lavoratori sul posto di lavoro), sia nella forma indiretta (servizi erogati dal welfare). (…)

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=40725
 


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