La buona partenza delle vendite natalizie in Usa, l’ipotesi di un maxi-aiuto del fondo monetario all’Italia da almeno 400 miliardi di euro, e soprattutto l’imminente annuncio di un nuovo trattato a due Francia-Germania per rilanciare l’euro. Sono questi i tre ingredienti che spingono oggi il rimbalzo dei mercati. Le Borse in Europa salgono di oltre il 4%, sul mercato dei titoli di Stato il rendimento del Btp decennale scende di 12 punti base al 7,10% e lo spread con il bund si restringe a 484 punti.
Dei tre elementi sopraccitati, quello più importante, che ha più presa sul mercato, è l’ultimo. Il nuovo trattato Germania-Francia è una novità in costruzione di cui ogni tanto si intravedono le  forme. La nebbia potrebbe diradarsi venerdì, quando il progetto potrebbe prendere corpo nell’atteso discorso che la cancelliera Angela Merkel terrà al Parlamento europeo.
“Stiamo lavorando intensamente alla creazione di un’unione della stabilità. E’ quello che vogliamo garantire attraverso i cambiamenti dei trattati, in cui proponiamo che il budget degli Stati membri debba rispettare limiti sul debito”, ha detto oggi il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble.
Secondo le indiscrezioni, Francia e Germania, il cuore forte della Zona euro, entrambi ancora in grado di esibire la tripla A, firmeranno fra breve un trattato bilaterale in cui vengono rafforzati i rispettivi impegni di finanza pubblica, con vincoli molto forti e precisi in termini di deficit e debito. Sarà un trattato bilaterale aperto all’adesione anche degli altri Stati dell’euro, ma, al contrario dell’attuale Trattato, per la sua entrata in vigore non ci sarà bisogno dell’adesione di tutti i 17 Paesi della moneta unica. Inizieranno loro, Parigi e Berlino, poi chi vorrà unirsi potrà farlo, accettando gli stessi vincoli. Anche il trattato di Schengen è nato in questo modo, con Paesi che si sono via via aggregati.
Punto centrale del nuovo trattato è il tema su cui la Merkel sta battendo e ribattendo da settimane: la cessione di quote di sovranità nazionale in tema di politica economica e fiscale a un ente sovranazionale, probabilmente la Commissione europea. Sarebbe il primo vero e concreto passo per la nascita di una politica economica comune, quello che avrebbe dovuto seguire la nascita dell’euro, ma non è mai stato realizzato.
Lo scopo evidente di questo nuovo trattato è fare rinascere l’euro su una base più ristretta e omogenea. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidman, oggi ha fatto capire che una volta raggiunta una maggiore integrazione politica i tedeschi potrebbero riconsiderare l’idea degli eurobond. Gli interrogativi, però, sono moltissimi, a partire da quali saranno gli impegni previsti per chi aderisce e come saranno regolati i rapporti fra i vari governi e l’ente sovranazionale. Quali le sanzioni per gli inadempienti. Pare che nel vertice a tre di settimana scorsa a Strasburgo, dopo avere ascoltato da Merkel e Sarkozy le linee guida del nascente nuovo trattato, il premier italiano Mario Monti abbia approvato l’idea in termini generali, ma abbia anche ricordato alla cancelliera e al presidente francese che nel 2003 proprio Francia e Germania furono fra i primi Paesi dell’euro a sforare i vincoli di Maastricht.
Ma l’interrogativo principale, forse, è che cosa succederà ai Paesi che attualmente adottano l’euro e non vorranno o non potranno aderire al nuovo trattato. Saranno costretti ad abbandonare la moneta unica? Le risposte verranno più avanti. Adesso l’urgenza è salvare l’Italia e l’euro. Parigi e Berlino vogliono fare entrare in vigore il nuovo trattato entro la fine dell’anno.
Se poi nel frattempo l’Italia otterrà un mega-prestito dal Fondo monetario, tanto meglio, ma pare piuttosto improbabile. Al di là della smentita resa oggi dal portavoce del Fmi, la cifra indicata (fra i 400 e i 600 miliardi di euro per 18 mesi) è superiore alle disponibilità del Fondo. Certo, per l’Italia sarebbe un’ottima cosa ottenere un quantitativo di denaro pari all’intero ammontare delle emissioni di titoli di Stato previste per il 2012 a tassi compresi fra il 4,5% e il 5%, contro l’oltre 7% dei rendimenti attuali dei Btp. Ma chi darà i soldi al Fmi per darli all’Italia?
28 Novembre 2011  Websim.it
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