la scuola del Pinocchio di Comencini

la scuola del Pinocchio di Comencini

 

 Monti è senz’altro un ottimo esempio di come l’esito della liberal-democrazia sia la tecnocrazia.  Di come la pressione atlantica per distruggere il modello continentale europeo di capitalismo sia molto forte.  Il Regno Unito si opporrà a qualunque riforma  della finanza, la diarchia Merkel-Sarcozy ha fin troppo presente i rapporti di forza e si mostrano diligenti a non confliggere con gli alleati.

Si va verso la società di mercato, la borghesia europea, intesa come classe sociale contraddittoria, con un proprio sedimento culturale-umanistico, che genera al proprio interno – e in quanto dominante- dialettica storica, deve essere necessariamente distrutta. Si può discutere di quanto i ceti medi -odierni, ma che stanno scomparendo in questa ennesima trasformazione del capitalismo – abbiano raccolto l’eredità  della borghesia industriale dell ottocento e del “secolo breve” (1917-1991), quella della narrazione illuministica dell’ affrancamento dall oscurantismo medievale tramite il progresso culturale individuale e sociale. Parrebbe che l’incorporazione di questo apparato ideologico grande narrativo – assieme a quello cristano e marxista, diffusi e sviluppati su base popolare-proletaria –  nella fabula capitalistica -che invece aspira allo sviluppo tecnologico-industriale- ne abbia segnato la dead line.  

Ho accennato alle grandi narrazioni perchè è proprio il punto in cui Valter Binaghi è arrivato sul suo blog nell’analisi del nostro tempo, decidendo poi di chiuderlo, privando così tutti, me per primo,  di un agorà dialogico -per quanto virtuale-  che a me mancherà molto, in questo tempo di povertà materiale e spirituale.

 

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