Fonte dell'olmo

Non concordo con alcuni di questi aforismi, ma lo sprone a pensare la totalità “oltre la totalità” e l’essere “oltre l’essere”  è questione che debba essere sempre posta. Personalmente oggi sono incline a ripensare la misura, il limite, la norma, e i vari “superamenti” mi hanno un po’ stancato ,anche quando sviluppati non in senso volontaristico,  ma probabilmente “ mi sono accomodato in qualche buco”, come si dice nel post successivo, in questa stagione del mio esserci.

————————————————————————————————L’Altro non lo vedo come libero, come esteriorità; non lo posso pensare, è impensabile, perché l’Altro, lui si rivela a partire da sé, in modo che si trova oltre il logos; è quello che cercava Feuerbach, quello che cercava Heidegger. “Oltre la totalità si trova l’Altro nella sua lbertà, nella sua parola che irrompe sempre come ciò che interpella, perché sorge da oltre la totalità, come ciò che ancora non ha senso, perché appunto si trova oltre ogni senso. Se parla come ciò che già ha un senso vuol dire che è ontico, mondano.

**L’Altro parla e la sua parola trova in me, non un occhio, bensì un orecchio. Per i greci e i moderni, il mondo è l’ambito della luce, lumen, “l’intelletto agente” è luce che illumina. L’intellegibile è l’illuminato, La parola dell’Altro, tuttavia, si trova oltre, nell’oscurità; in modo che la sua parola irrompe da oltre la luce.
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Nell’esperienza del faccia-a-faccia riconosco l’Altro come ciò che si trova oltre il mio mondo. Per questo, sto esplorando il limite del mio mondo; mi sto riconoscendo come non unico, bensì finito.

**Il codice di Hamurabi, antico (una piccola lapide nera del Louvre) dice: “Ho fatto giutizia alla vedova, all’orfano e al povero”, queste parole non le avrebbe mai scritte un greco e nemmeno un moderno. Vediamo che cosa significano. La vedova non è una donna qualsiai, è la donna senza casa e la donna senza casa nel mondo mesopotamico è l’Altro perché è colei che resta esposta alle intemperie. L’orfano non è come tutti i bambini è il bambino senza casa, quello che sta alle intemperie. Il povero, in questo caso è il nulla, senza città, senza città. La vedova, l’orfano e il povero, tutti e tre, sono l’esteriorità della totalità, chi sa far loro giustizia si apre all’esteriorità e ha una nuova esperienza dell’essere. Hamurabi era semita. Aristotele non disse mai nulla di simile nella Nicomachea, disse, invece: “l’amore è tra eguali” e quindi amore per quanti stanno nella totalità.

**Solo morendo alla quotidianità del mondo è come accade il pensiero filosofico, Chi non rinuncia mai alla quotidianità non può essere filosofo, chi si protegge nella sicurezza della totalità è morto
e non può pensare.
**La cosa più reale di tutto quanto è esteriore al mondo è proprio l’altro uomo in quanto è libertà.
**L’altro che si rivela sorge oltre quello che per me è l’essere.
**Un grande pensatore antihegeliano dice giustamente: “dall’ascoltare silenzioso sorge la comunià”. Chi è capace di ascoltare l’altro in quanto altro è capace di costituire una comunità e non una società totalizzata.
 

Trad genseki , che ringrazio.

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