la vigna cavalca la collina

Una vigna che sale sul dorso di un colle fino ad incidersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica. Sotto le viti è terra rossa dissodata, le foglie nascondono tesori, e di là dalle foglie sta il cielo. E’ un cielo sempre tenero e maturo, dove non mancano – tesoro e vigna anch’esse – le nubi sode di settembre. Tutto ciò è familiare e remoto – infantile, a dirla breve, ma scuote ogni volta, quasi fosse un mondo.La visione si accompagna al sospetto che queste non siano se non le quinte di una scena favolosa in attesa di un evento che nè il ricordo nè la fantasia conoscono. Qualcosa d’inaudito è accaduto o accadrà su questo teatro. […]

Solamente un ragazzo la conosce davvero; sono passati gli anni, ma davanti alla vigna l’uomo adulto contemplandola ritrova il ragazzo. Il sospetto di ciò che deve – che è dovuto – accadere, la mantiene la stessa e risuscita nel ricordo l’infanzia. Ma nulla è veramente accaduto e il ragazzo non sapeva di attendere ciò che adesso sfugge anche al ricordo. E ciò che non accade al principio non può accadere mai più. Se non forse sia stata proprio quest’immobilità a incantare la vigna.

(da “Feria d’agosto”)

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