Il Presidente della BCE Mario Draghi si è fatto intervistare dal Wall Street Journal e ha dichiarato (tradotto parola per parola) che: ” Il sistema sociale europeo è già andato quando vediamo i tassi di disoccupazione giovanile prevalenti in alcuni paesi” e poi, sollecitato da una battuta del giornalista americano sul “lavoro per tutta la vita”, aggiunge che ” l’economista Rudi Dornbusch soleva dire che gli europei sono così ricchi da potersi permettere di pagare qualcuno per non lavorare. Questo tempo e’ andato”.

Draghi suona la campana a morto per  la social-democrazia che ha influenzato il modello di capitalismo europeo, per quella borghesia che vi si è riconosciuta politicamente e per le classi che vi hanno beneficiato. La riscrittura del modello sociale, il suo adeguamento agli standard anglo-sassoni, è operata sulla base di una falsa coscienza necessaria che viene  propagandata come “riequilibrio fra le generazioni”: come se fossero le pensioni a sessant’anni, l’articolo 18 oppure  l’assistenza sanitaria universale e (quasi) gratuita a causare la disoccupazione giovanile e non invece la incontrollata (perchè immanente) sovrapproduzione di beni, servizi e capitali unitamente alla dogmatica necessità di tenere alti i dividendi per gli azionisti e ricche le rendite per i detentori dei titoli di debito. Una minoranza stabilizzata, una buona percentuale di precari e il restante disoccupato senza tutele è la situazione della forza-lavoro più stabile  per le fluttuazioni del ciclo economico. Il confronto mondiale fra sistemi produttivi marginalizza chi non ha sistema (Grecia, Portogallo) o per chi ce lo ha vecchio e a bassa intensità tecnologica (Italia). L’attacco al mondo del lavoro stabile, vero punto cruciale (così si esprime anche Draghi), condotto come detto attraverso la leva menzognera del ricatto generazionale, conduce a una maggiore flessibilità precaria per tutti, non certo ad una maggiore produttività (che già di per sè mi pare un valore molto discutibile). Ma è vero, solo i giovani potranno sopportare il ritmo esistenziale imposto da questa flessibilità. Spero non sopportino a lungo.

Riporto sotto l’articolo del Corriere della Sera che sintetizza -con maggiore attenzione, rispetto ad altri quotidiani,  alle testuali parole di Draghi- l’ intervista di questo globalista che dopo aver privatizzato il patrimonio dello Stato Italiano (con tutte le conseguenze materiali e metafisiche che constatiamo) ha per strategia l’annullamento di parvenza di ogni diritto naturale.

————————————————————————————————

Draghi al Wsj : modello sociale europeo superato con alta disoccupazione giovanile

MILANO – Il modello sociale europeo è superato soprattutto di fronte ai drammatici tassi di disoccupazione giovanile, che in alcuni paesi, come in Spagna, sfiorano il 50%. Così Mario Draghi in una lunga intervista al Wall Street Journal. La riforma del lavoro nell’Eurozona, dice il presidente della Bce, è «cruciale» e le liberalizzazioni «sono una priorità». I paesi europei devono proseguire sul cammino dell’ austerità, è l’invito rivolto ai governi. «Non esiste la possibilità di uno scambio tra le riforme economiche e i programmi di risanamento fiscale» chiarisce il banchiere centrale secondo il quale «allontanarsi ora dagli obiettivi fiscali prefissati provocherebbe un’immediata reazione dei mercati». Quanto alla Grecia, «è difficile dire se la crisi del debito ellenico sia finita, ma i leader del Paese dimostrino di voler realmente attuare le riforme concordate».

IL LAVORO INIQUO E LE DUE VELOCITA’ – «Il modello sociale europeo è già andato nel momento in cui alcuni paesi hanno un tasso di disoccupazione giovanile elevato – sono le parole di Draghi -. Le riforme strutturali sono necessarie per aumentare l’occupazione, specialmente giovanile, e, quindi, i consumi e la spesa». Un tempo, ricorda, «Rudi Dornbusch era solito dire che gli europei sono così ricchi da potersi permettere di pagare tutti per non lavorare. Questo tempo è andato».
«In alcuni paesi bisogna rendere il mercato del lavoro più flessibile e anche più equo di quanto non sia oggi. In questi paesi c’è un mercato del lavoro a due velocità: molto flessibile per i giovani che hanno contratti di tre o sei mesi che possono venir rinnovati per anni e altamente inflessibile per la parte protetta della popolazione, dove i salari riflettono più l’anzianità che la produttività. Da un certo punto di vista i mercati del lavoro attuali sono iniqui a queste condizioni perchè gettano tutto il peso della flessibilità sulle spalle dei giovani».

AUSTERITA’ E CRESCITA – Non tutti i percorsi di austerità sortiscono il medesimo impatto sull’economia. Gli aumenti delle tasse e i tagli agli investimenti pubblici sono decisioni più facili da prendere da un punto di vista economico ma danneggiano la crescita. «Un buon piano di consolidamento – sostiene Draghi – è quello in cui le tasse sono più basse e le minori spese pubbliche sono concentrate sulle infrastrutture e su altri investimenti».

STRETTA DEL CREDITO CONTINUA – I risultati dell’ultimo studio della Bce sui prestiti concessi dalle banche tratteggiano «un quadro non positivo». Con il prestito a lungo termine da 490 miliardi della Bce, ricorda Draghi, «ha evitato un credit crunch ancor peggiore».

Corriere della Sera 23 Febbraio 2012

Annunci