Per commentare nel dettaglio l’operato di Monti e della Fornero volevo leggere il testo scritto, ma alcune cose si possono iniziare a dire dal punto di vista della manipolazione dell’immaginario.

 L’ impressione è la conferma di quel “voler cambiare (le abitudini de) gli italiani” che consiste nell’ abbandono simbolico di ogni stabilità, desemantizzata in monotonia e stagnazione. Ma incominciamo a risalire la catena dei perchè.

 Non deve rimanere neanche il ricordo del novecento- il senso di tutte le fregne sull’articolo 18: Gallino sostiene che il lavoro non è una merce, direi di più: il lavoro è il luogo dove l’uomo produce se stesso, produce umanità, produce linguaggio. per questo una riforma del lavoro, che chiamano mercato del lavoro, è determinante nell’assorbirci totalmente nella sfera del dispositivo tecno-economico

 Una maggior sopportazione fisiologica delle giovani generazioni riguardo all”incertezza che deriva dal trasferimento del rischio d’impresa sul lavoro -invece che sul capitale, che così assume solo relativamente il rischio, potendosi flessibilmente spostare in altra zona geografica più remunerativa

Una maggiore “vocazione totale” del precariato giovanile altamente scolarizzato al dinamismo svincolato da obblighi sociali (l’attacco all’art 41 della costituzione) dell’imprenditoria: l’aspirazione non sarà per il semplice salario, ma per il plus-salario del manager (o comunque dell’ un esperto specializzato, laureato e con master) che organizza i processi produttivi per conto di altri

A Valter: (a proposito di un suo commento lasciato QUI) il punto non è il modello industriale che si è globalizzato (deterritorializzato), ma la sua sorgente: il capitale privato deregolamentato che ha -intrinsecamente sempre avuto- l’aspirazione alla forma del venture capital, non della fabbrica: un proteo che oggi produce caramelle, domani offre servizi di consulenza e dopodomani ritorna cds sui titoli di stato italiani. la proprietà collettiva dei mezzi di produzione (e mai dei beni del singolo) era una proposta politica di governo di questo mostro amorfo: non una semplice inversione di polarità, ma una richiesta politica di ribaltamento sostanziale. Oggi  possiamo dire che è una tesi  fallita, sono daccordo, ma il modello industriale non si supera -qualitativamente intendo- opponendogli un proudhonismo ancora più decontestualizzato. Questa è una delle poche debolezze che rilevo anche nel pensiero di Illich.

commento lasciato QUI

 

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