Conobbi Karel Kosik nel 1999 con queste poche brevi righe intitolate “Ponte sulla Sava”- in quella primavera di sangue di bombardamenti sulla Serbia. Poche righe che me lo fecero incontrare. Ora la recente iniziativa dell Editrice  Petite Plaisance di pubblicare “Filosofia della verità e della giustizia. Il pensiero di Karel Kosik” a cura di L. Cesana e C. Preve spero sia efficace a diffondere il pensiero di questo dimenticato – e molto avversato autore. Nel link inserito si rimanda alla scheda del libro, alla bella prefazione scritta dagli autori.

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La guerra americana contro i Serbi non nasce da un contrasto complesso e difficilmente risolvibile su chi, dei due contendenti, stia dalla parte della verità. Si tratta di un problema più profondo, decisivo: la questione in gioco è cosa propriamente sia la verità. In questo senso la guerra nei Balcani rappresenta la prova più difficile che l’umanità contemporanea è chiamata ad affrontare: supererà l’esame? Nessuno di coloro che sono convinti di stare dalla parte giusta della barricata, e rivendicano la verità come una loro esclusiva proprietà, è al riparo dal pericolo di cadere nell’oscurantismo, che confonde a tal punto la riflessione da far trascurare, anche ai protagonisti del conflitto, ciò che realmente avviene, ciò di cui si tratta concretamente.

Non appena azzardiamo il primo passo, e invece che insistere sullo sterile diverbio su chi possieda la verità ci domandiamo cosa sia la verità, verifichiamo quanto segue: il mercato e i campi di battaglia non sono i luoghi in cui nasce e vive la verità. Le diverse opinioni che si impongono come verità nel mercato delle idee, e i diversi strumenti di guerra rivolti contro gli uomini come ultima conquista dello ‘spirito’, mettono in scena il duello di un male contro un altro, di un errore contro un altro, duello che, con il suo fragore, oscura la reale verità. La verità viene al mondo (e con il suo nascere gli dà fondamento) come protesta e ribellione contro l’arrogantepretesa di mercanti e guerrieri, che vivono nella folle illusionedi avere tra le mani, tra le loro mercanzie e le loro macchine da guerra, la verità, che questa sia nelle merci e nelle armi, che equivalga all’arte di vendere e uccidere.

Esiste realmente la verità, e se sì, non è uno degli ultimi residui di un passato mitologico che a noi, uomini moderni, complica solamente la vita? Liberiamoci della verità! Ci incatena, limita il nostro volo. Rinunciamo alla verità! In nome di un modo di vivere che non conosce più misura e può permettersi tutto, purché disponga di una tecnica adeguata, e se non limitato dalla verità è in grado di cancellare la vita dal pianeta. Sostanza della verità è che nessuno la possiede. Ma anche che nessuno è capace di sottrarsi al suo agire rivelatore, differenziante.

 La verità non è stabilita dalle sentenze, dagli atti ufficiali, dalle istituzioni, ma si anima nell’azione; suoi elementi vitali sono il confronto e il dialogo. È legata al disporsi degli eventi nella realtà, ed è nel loro succedersi che gli individui falliscono oppure no, cadono o meno in inganno, conquistano o perdono il coraggio di imparare dalle proprie esperienze, e con il loro comportamento dimostrano chi effettivamente sono. Dal progetto di cui l’uomo investe la propria vita e dalla realtà storica nella quale questo progetto è posto in atto, dipende che egli viva nella verità o nella menzogna. Ma l’uomo dispone la realtà a partire da se stesso. È un essere dotato di ragione e di coscienza; oppure interpreta questo dono a modo suo e degrada la ragione a un calcolo razionale, che gli permette di dominare e devastare il pianeta?

nella pagina “Ante partes” c’è un estratto da “Dialettica del concreto” sempre di Kosik