papaveri valle albegna prim 2012 (14)Ulteriore contributo al dibattito su democrazia e capitale attraverso questo articolo di Gardels pubblicato su El Pais il 3 Febbraio di quest’anno e  pubblicato da Genseki qualche giorno dopo. La traduzione in italiano è quella di Italia dall’ Estero.  Sono di diverso avviso rispetto alle tesi qui esposte, ma spesso le voci sono tanto più rivelatrici tanto più sono immanenti al sistema anomico, anonimo e disumano in cui tocca agitarci.

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Per quanto sia difficile ingoiare le sue dosi di disciplina, le politiche esercitate dal Primo Ministro Monti sono le uniche forme possibili di governo per mandare avanti l’Italia, contro interessi particolaristici e contingenti

 Pochi giorni fa, mentre viaggiavo da Milano a Roma, ho avuto l’opportunità di sperimentare di persona l’ostilità che circonda la volontà di ridurre il debito sovrano dell’Italia e di imporre delle abitudini più competitive tra i ritmi languidi di questa cultura mediterranea.

 Camionisti indignati che bloccavano le autostrade, tassisti che fermavano i propri veicoli e la maggior parte dei treni cancellati. Gli studenti scrivevano slogan come “Vaffanculo l’austerità” su pareti rovinate color ocra. I commercianti scontrosi, si rivolgevano con cordialità solo ai gruppi di turisti cinesi.

 Tutti questi scioperi e malanimo erano rivolti contro le riforme proposte dal Governo “antidemocratico” del Primo Ministro Mario Monti e il suo presunto governo tecnico, proprio nello stesso momento in cui Monti faceva pressione su Angela Merkel affinché alleviasse l’autoritarismo fiscale della Germania e lasciasse un certo margine di crescita all’interno dell’eurozona. Alla fine dell’anno scorso, in una situazione nella quale non c’era possibilità che i politici eletti si chiarissero le idee, il presidente Giorgio Napolitano indicò Monti come l’uomo che avrebbe dovuto formulare e portare a termine le riforme strutturali essenziali prima che si arrivi alle nuove elezioni nel 2013.

 Per sfortuna, le proteste sono del tutto sbagliate. L’Italia è nella situazione in cui è non per mancanza di democrazia, ma per eccesso di marciume nella governabilità. La democrazia elettorale italiana – come la statunitense – è talmente dominata dagli interessi politici dei partiti che è finita per non funzionare più e per essere totalmente incapace di far fronte alle difficili sfide che affronta il paese.

 La saggezza senza pregiudizi e la larga esperienza come commissario europeo fanno di Monti un meritocratico più che un tecnico e ha ragione quando dichiara che “l’assenza di personalità politiche all’interno del Governo sarà un aiuto e non un ostacolo per avere una base solida di appoggio” alla riforma. Quello che intende dire è che la democrazia italiana, come quella statunitense, si è trasformata in una vetocrazia, per utilizzare un termine coniato da Francis Fukuyama.

 In una vetocrazia, i politici eletti sono così impregnati di populismo e di interessi particolaristici organizzati, che i partiti svuotano di contenuto la mera formulazione di qualsiasi politica che cerchi di arrivare a un compromesso per il bene comune nel lungo periodo perfino già prima del voto in Parlamento. Il progetto di legge che viene proposto è sprovvisto di sostanza e significato. Di conseguenza, quello che rimane è lo status quo.

 Nella sua opera più importante “Ascesa e declino delle Nazioni”, il sociologo Mancur Olson spiegava che questo importante accumulo di interessi organizzati nelle democrazie durante la Storia ha sempre affondato gli Stati, perché è inevitabile che generi deficit insostenibili e, proteggendo i gruppi di interesse che sono alla ricerca solo del proprio beneficio, priva l’economia di tutta la sua forza.

 Attualmente in Italia i rappresentanti politici dei sindacati dei tassisti o dei commercianti non difendono una concorrenza aperta e questo non fa altro che rendere la vita dei clienti più difficile. I funzionari pubblici si oppongono alla diminuzione dei posti di lavoro e delle prestazioni. I banchieri utilizzano la loro influenza sui legislatori per evitare una regolamentazione. I ricchi si oppongono all’aumento delle tasse.

 Non rappresenta comunque una soluzione una consulta popolare tramite democrazia diretta al posto di quella rappresentativa. Se si dovesse sottoporre a voto popolare, quale pensionato sarebbe a favore di un taglio del generoso contratto sociale sul quale conta, nonostante il budget globale italiano non se lo possa permettere?

 Come si può notare in California, dove la democrazia diretta di iniziativa popolare è la forma di governo dominante, gli interessi particolari espressi dai votanti nelle urne, estremamente ragionevoli, possono, sommandosi tra loro, trasformarsi in una pazzia totale dalle conseguenze impreviste. A causa di una serie di iniziative approvate da diversi anni, che tagliano le tasse sul patrimonio e puntano a punire i delinquenti, lo stato della California spende oggi molto di più, per quanto possa sembrare assurdo, in carceri che nell’istruzione superiore, ragione per la quale vengono minate le basi per il suo futuro.

 La democrazia diretta è un’idea particolarmente negativa nella cultura nordamericana della Coca-cola Light, dove la gente sembra desiderare un consumo senza limiti e un governo senza tasse, nello stesso modo in cui vuole un sapore zuccherino però senza calorie. A peggiorare ancor di più la situazione, i soldi dei gruppi corporativistici che il Tribunale Supremo degli Stati Uniti consente sotto l’epigrafe di “libertà di espressione”, riescono a distorcere e a manipolare con estrema facilità il discorso integro in qualsiasi campagna politica.

 Per quanto possa risultare difficile digerire le sue dosi di disciplina, la democrazia depoliticizzata esercitata dal Primo Ministro Monti è l’unica forma possibile di governo per mandare avanti l’Italia. Guardiamo altri esempi in Occidente, che hanno le stesse caratteristiche dell’Italia.

 L’idea base che ha ispirato la creazione di un “super comitato” nel Congresso degli Stati Uniti, intento che sfortunatamente finora è fallito, è stata quella di eliminare le manovre di blocco quando si rendeva necessario formulare una politica imparziale e di senso comune per ridurre il deficit nel lungo periodo.

 In California un gruppo indipendente e formato da persone iscritte ai due partiti, chiamato Think Long Committee, con membri come Eric Schmidt di Google, l’ex presidente del Tribunale Supremo dello Stato e l’ex se Segretaria di Stato Condoleezza Rice, ha avuto più successo. Ha lasciato la politica al margine ed è riuscita a mettere a punto un piano di riforma fiscale bipartisan, che supera la barriera ideologica che per anni ha paralizzato il Parlamento dello Stato. Nel 2014 sottometterà il piano ad un referendum pubblico. Il gruppo ha proposto inoltre la creazione di un organo più formale e al di sopra dei partiti, formato da personalità elette dai cittadini e dotate di conoscenze tecniche ed esperienza, che vigili sugli interessi della California nel lungo periodo.

 Nessuno di questi casi suggerisce di eliminare la democrazia di una persona, di un voto, e neppure di trasferire la sovranità popolare a un’élite meritocratica come avviene, ad esempio, con la competente gerarchia del Partito Comunista in Cina. In tutti i casi menzionati, il voto decisivo rimane nelle mani degli elettori. Ma quello che viene eliminato è l’aspetto della vetocrazia. Invece di azionare la leva solo per interessi egoistici o sbrogliare la matassa degli interessi corporativi, al momento del voto, i cittadini potrebbero decidere relativamente alle politiche proposte da alcuni organi da cui ci si aspetta che abbiano tenuto conto dell’interesse pubblico a lunga scadenza.

 Le attuali difficoltà di governo in Occidente suggeriscono la necessità che la democrazia evolva fino alla creazione di alcune istituzioni con elementi meritocratici che facciano da contrappeso alla cultura politica degli interessi corporativi e contingenti predominanti nella democrazia elettorale.

 In fin dei conti le istituzioni meritocratiche con delega non sono un fattore estraneo alle democrazie. Abbiamo banche centrali indipendenti, tribunali supremi e potenti autorità di controllo in ambiti come l’alimentazione e i farmaci, l’ambiente e la salute. Addirittura nella democrazia radicale della California sono stati concessi poteri essenziali a commissioni nominate dal governatore per regolare lo sviluppo della costa, supervisionare la distribuzione dell’acqua e dell’energia dello Stato e amministrare l’università pubblica. Tutti questi organi rispondono ai cittadini perché sono nominati da cariche ufficiali elette democraticamente però, allo stesso tempo, sono separati dal processo elettorale propriamente detto.

 L’esperimento di politica depoliticizzata in Italia verrà seguito con estrema attenzione come un possibile antidoto alla paralisi e alla disfunzione che affligge oggi tutto l’Occidente. Se la scomposizione politica può portare come risultato alla creazione di un buon governo in Italia, tutto il mondo potrà beneficiare del cammino tracciato da Mario Monti.

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