Die Welt si diverte a fare un’ipotesi sui costi per la Germania in caso di uscita dalla moneta unica: ci sarebbero perdite gigantesche e l’economia sarebbe al collasso. I tedeschi sono davvero ricattabili?

 

Lo scenario di un’uscita.

Supponiamo che la Repubblica Federale lasci da sola il 1 luglio 2012 l’Eurozona. Dopo un tale passo dovremmo preoccuparci di come riavere il nostro denaro indietro; problema che peraltro è già diventato attuale.

Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies (CEPS) di Brussel, stima che lo stato, il governo, le banche e le imprese del nostro paese abbiano crediti verso l’estero per circa 2.000 miliardi di Euro; pari all’80% del prodotto interno lordo annuo della Repubblica Federale.

Facili da quantificare sono invece i crediti della Bundesbank verso le banche centrali degli altri paesi europei. Poiché i flussi di denaro all’interno del mercato dei capitali si stanno prosciugando, indirettamente, attraverso la banca centrale, nei bilanci della Bundesbank si sono accumulate somme gigantesche: i cosiddetti crediti Target II.

Alla fine di maggio erano 699 miliardi, pari a piu’ di 2 bilanci federali. E ogni mese si aggiungono fra i 50 e i 100 miliardi. Di fatto l’export tedesco viene pagato con credito tedesco.

Se la Germania decidesse di lasciare la moneta unica, almeno una parte di questo denaro andrebbe perduta, se non tutto. “Se la Germania uscisse, violerebbe i trattati sull’unione monetaria e non potrebbe in alcun modo far valere i suoi crediti nei confronti dell’Eurosistema”, ci dice Hans Werner Sinn, presidente dell’IFO Institut.

Buco profondo nel bilancio della Bundesbank

Anche se Sinn è stato il primo economista a portare l’attenzione sui pericolosi crediti Target, ci mette in guardia dai pericoli di un’uscita della Germania: “Io credo valga la pena mantenere l’Euro, e la Germania dovrebbe mettere del denaro sul tavolo per tenere in vita la moneta unica”.

Nel migliore dei casi i crediti Target sono da considerare come riserve valutarie. Sono crediti della Bundesbank verso la BCE – ma non sono protetti dalle perdite: se l’Euro dovesse svalutarsi consistentemente nei confronti del nuovo D-Mark, la Bundesbank dovrebbe considerare perduti una parte di questi crediti. Si avrebbe allora un gigantesco buco nei bilanci della Bundesbank.

Il governo non incasserebbe alcun dividendo dalla Bundesbank, dovrebbe invece registrare una perdita. Holger Schmieding, capo economista di Berenberg Bank, vede in questo caso una via di uscita: le riserve auree, che nei libri della Bundesbank sono inserite ad un valore piu’ basso di quello di mercato, potrebbero essere rivalutate. Come un tempo voleva fare il Ministro delle Finanza Theo Waigel.

Verso una bancarotta dello stato

Se la Bundesbank si mettesse di traverso e non volesse aggiornare il valore delle sue riserve auree, il governo federale dovrebbe ricapitalizzare la Bundesbank a sue spese. Vale a dire, debito pubblico aggiuntivo. Schmieding stima perciò che con un’uscita della Germania dall’Euro, il debito pubblico crescerebbe rapidamente.

“Il rapporto debito/PIL raggiungerebbe rapidamente il 110 o il 120 % del PIL”, ci dice Schmieding. “Se dovesse esserci una via verso la bancarotta dello stato tedesco, allora sarebbe questa”.

Con un’uscita dalla moneta unica anche il bilancio pubblico sarebbe fortemente influenzato, visto che il PIL diminuirebbe rapidamente. L’insicurezza si trasferirebbe ai beni di investimento in maniera piu’ che proporzionale – come dopo la crisi Lehman, quando l’economia tedesca si è contratta piu’ di quanto non abbia fatto quella francese.

Fine del miracolo dell’export

In aggiunta l’export soffrirebbe molto, perché il nuovo marco si apprezzerebbe con forza. “Saremmo colpiti da uno Tsunami di rivalutazione”, ci dice Michael Burda, professore alla Berliner Humboldt-Universität. Egli infatti calcola una rivalutazione fra il 20 e il 30% – la fine del miracolo dell’export tedesco.

“I profitti dell’export crollerebbero, e metà dell’economia legata alle esportazioni si troverebbe sull’orlo del baratro”, continua Burda. Le conseguenze sarebbero un nuovo equilibrio in Europa: meno export, meno crescita, meno occupati – e salari piu’ bassi. “Se gli affari degli esportatori crollassero, anche i salari sarebbero messi sotto pressione” La tredicesima mensilità sarebbe sicuramente la prima ad essere eliminata.

Ma questi non sono tutti i costi che un’uscita si porterebbe dietro. Perchè bisogna calcolare anche i patrimoni e i crediti dello stato, dei cittadini e delle imprese.

Che cosa lo stato perderebbe

A livello federale il calcolo non è troppo difficile. Grecia, Irlanda e Portogallo hanno ricevuto circa 330 miliardi di aiuti dai paesi europei. 28 % di queste somme è garantito dalla Germania.

In caso di uscita della Germania, questi crediti avrebbero un rischio cambio, visto che sono denominati in Euro. Ma c’è anche un rischio emittente: perchè è possibile che questi paesi possano trovarsi in difficoltà finanziarie e non essere in grado di ripagare i loro debiti. La Grecia è già sull’orlo del precipizio.

Anche queste perdite sarebbero poca cosa in confronto a quello che potrebbe succedere nel mondo delle imprese. Un semplice esempio ci mostra il possibile kaos: se la Grecia dovesse uscire dalla moneta unica, ad esempio, un tour operator tedesco dovrebbe ricalcolare il valore di un hotel in Grecia nel suo bilancio: l’investimento a causa della svalutazione avrebbe perso una grossa parte del suo valore. Questo avrebbe un effetto diretto sul proprio capitale.

L’effetto sarebbe ancora peggiore se la Germania decidesse di uscire: in questo caso tutti gli immobili, gli impianti industriali e le merci nel resto dell’Euro-zona dovrebbero subire una nuova valutazione. Il governo federale dovrebbe creare un fondo di compensazione enorme, mediante il quale le banche, le assicurazioni e i bilanci delle imprese dovrebbero essere stabilizzati – come accaduto una volta nella conversione da Ost-Mark in D-Mark, ma sarebbe N volte piu’ grande.

Quello che l’economia e le banche perderebbero.

Questi sarebbero tuttavia gli effetti immediati. Eventuali effetti ulteriori, come nel caso del fallimento Lehman, sono difficili da prevedere. E’ sicuro: sarebbero necessari miliardi per le svalutazioni nei bilanci delle banche, perchè l’effetto sarebbe a valanga, e colpirebbe l’intera economia.

La Germania sarebbe in grande difficoltà. Le riserve d’oro da sole non sarebbero sufficienti. La Bundesbank dovrebbe intervenire e rifornire l’economia con quantità gigantesche di liquidità e denaro contante.

Altrimenti, profetizza l’economista Burda, le banche crollerebbero sotto l’effetto di questa crisi: “L’uscita della Germania dall’Euro porterebbe alla statalizzazione delle stesse banche tedesche…nessuna banca sopravviverebbe con le proprie forze”. Sembra quasi rassegnato quando dice: “Siamo ostaggi della situazione. E i paesi del sud lo sanno”.

Che cosa perderebbero i cittadini

Ancora non abbiamo parlato dei risparmi dei cittadini. Circa 4.7 trilioni di Euro di patrimonio. Ciò a fronte di 1.55 trilioni di debiti. La posizione netta è di 3.2 trilioni di Euro, che si trovano sui conti, sui libretti di deposito o investiti in assicurazioni sulla vita. Anche questi patrimoni sarebbero a rischio se la Germania dovesse lasciare l’Euro.

Il denaro sui conti correnti sarebbe il problema minore. Il governo potrebbe definire un nuovo tasso di cambio fra l’Euro e la nuova valuta. Dovrebbe poi fissare un giorno in cui tutto il denaro sui conti e nei depositi dovrà essere convertito nella nuova moneta.

In caso diverso, tutto il risparmio d’Europa arriverebbe in Germania. I risparmiatori proverebbero a convertire i loro risparmi nella nuova moneta visto che questa dovrebbe rivalutarsi rispetto al resto d’Europa.

Gli economisti ritengono quindi che se un giorno il governo dovesse prendere una tale decisione, quel giorno dovrebbe corrispondere con la data di conversione. Il cambiamento tecnico è fattibile, ma sarebbe probabilmente collegato con il fatto che la maggior parte del denaro contante che non si trova sui conti, potrebbe perdere ogni valore.

Un grosso punto interrogativo ci sarebbe anche per uno degli strumenti di risparmo piu’ amato dai tedeschi: le assicurazioni sulla vita. Con circa 1.4 trilioni di Euro, quasi un terzo dei risparmi giace presso le imprese di assicurazione.

Per queste un’uscita dall’Euro sarebbe una trappola: gli assicuratori fino al 1999 potevano investire quasi esclusivamente in Germania; da allora hanno utilizzato in grande stile la possibilità di comprare obbligazioni in tutta Europa.

Le cifre sul denaro dei propri clienti investito dalle assicurazioni nei paesi dell’Euro-zona non sono pubbliche. Si sa solo che nell’autunno 2010 avevano prestato circa il 9% del loro patrimonio in Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna.

Che cosa rimarrebbe di questi crediti in caso di ritorno al D-Mark, non lo può prevedere nessuno. Ci potrebbero essere delle perdite come nel caso della Grecia. E ci sarebbe sicuramente un rischio cambio. Le assicurazioni avrebbero dei crediti in Euro, ma dovrebbero corrispondere premi in D-Mark. Potrebbero quindi generarsi dei grossi buchi di bilancio.

Sicuramente per le assicurazioni in Germania valgono dei requisiti molto rigidi. Ma che valore potrebbero ancora avere, se ci fossero delle grosse perdite o se avessimo una forte rivalutazione del D-Mark?

Gli esperti valutano particolarmente critica la situazione delle assicurazioni sulla vita: “Con forme di investimento non smobilizzabili che hanno investito in obbligazioni europee, si rischiano delle perdite molto concrete”, ci dice l’economista di Deutsche-Bank Mayer.

Qual’è la soluzione?

Nonostante Mayer chieda al governo di compiere una riflessione sulla permanenza nell’Euro, il fatto è che l’economista di Deutsche Bank vede un’altra via di uscita. La Grecia potrebbe introdurre accanto all’Euro una valuta parallela, il “Greuro”. Anche in Germania, accanto all’Euro, sarebbe possibile introdurre una nuova moneta stabile come mezzo di pagamento.

Meyer ipotizza qualcosa di simile al “Goldmark” – una valuta garantita dall’oro e che dà alle imprese e ai consumatori la possibilità di investire il loro danaro e di utilizzarlo come mezzo di pagamento.

Quello che sulla carta sembra facile, avrebbe però il potenziale per una esplosione violenta. Chi pagherebbe in Euro e chi in Goldmark? In quale valuta i dipendenti pubblici e i pensionati riceverebbero il loro denaro? L’insicurezza sarebbe enorme, la pressione al ribasso sull’Euro di uguale misura. Molti di questi problemi non sorgerebbero comunque in una notte.

Un incubo lo avremmo in ogni caso. Tuttavia Mayer non esclude questa soluzione: “Prima che l’Euro affondi nel vortice della creazione di moneta illimitata, sarebbe importante creare una seconda barca stabile. Questa imbarcazione potrebbe essere il Goldmark. “Non è bellissimo, ma è sempre meglio che affondare”.

Il presidente Bundesbank Weidmann non vuole saperne nulla, confessa però, che la situazione deve cambiare radicalmente, per evitare delle pericolose turbolenze. La chiarezza è necessaria: “intendiamo andare verso una unione fiscale oppure continuiamo a fare affidamento su politiche di bilancio nazionali?”.

Ma la responsabilità comune dovrebbe essere tuttavia ben limitata. Continuare come abbiamo fatto fino ad ora, Weidmann lo esclude: “In questa condizione, l’unione monetaria non può funzionare a lungo”.

Vocidallagermania.it

12 giugno 2012

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