europa 1850Sotto l’ombrellone non c’è niente di meglio….

————————————————————————————————

Il 9 Gennaio 1848 Marx tenne nell’ Associazione democratica un discorso sul libero scambio. Egli avrebbe voluto tenere lo stesso discorso già al congresso sul libero scambio di Bruxelles, ma non era riuscito prendere la parola. Quello che egli dimostrava e confutava in questo discorso era l’inganno perpretato dai libero scambisti col “bene degli operai”, che essi sostenevano fosse lo stimolo della loro agitazione. Ma se il libero scambio favoriva in assoluto il  capitale a scapito degli operai, tuttavia Marx non disconosceva – e non lo disconosceva proprio per questo- che esso corrispondeva ai fondamenti dell’economia borghese. Era la libertà del capitale che abbatteva i confini nazionali entro i quali restava ancora impedito, per svincolare totalmente la propria attività. Esso spezzava le antiche nazionalità e spingeva all’estremo il contrasto tra borghesi e proletari. Con ciò esso affrettava la rivoluzione sociale; e, in questo senso rivoluzionario, Marx era d’accordo col sistema della libertà di commercio.

Nello stesso tempo egli si schermiva dal sospetto di nutrire tendenze protezionistiche, e pur approvando il libero scambio, non entrava affatto in contraddizione colla sua valutazione dei dazi protettivi tedeschi come di una “misura borghese progressiva”. Come Engels, Marx  considerava la questione del libero scambio e del protezionismo da una posizione puramente rivoluzionaria. La borghesia tedesca aveva bisogno di dazi protettivi come di un’arma contro l’assolutismo e il feudalesimo, come di un mezzo per concentrare le sue forze, per attuare il libero scambio all’interno del paese, per promuovere la grande industria, che ben presto avrebbe finito col dipendere dal commercio mondiale, cioè più o meno dal libero scambio. Del resto il discorso trovò il vivo consenso dall’Associazione democratica, che decise di farlo stampare a sue spese in francese e in fiammingo.

Più significative e più importanti di questo discorso furono le conferenze che Marx  tenne nell’Associazione tedesca operaia tedesca sul tema “Lavoro salariato e Capitale.”  Marx  partiva dal fatto che il salario lavorativo non è una partecipazione dall’operaio alla merce da lui prodotta, ma la parte della merce già esistente, con cui il capitalista si compra una determinata quantità di lavoro produttivo. Il prezzo del lavoro viene determinato come il prezzo di ogni altra merce: dai suoi costi di produzione. Il costo di produzione del lavoro semplice ammonta alle spese per il mantenimento e per la propagazione della specie dell’operaio. Il prezzo di queste spese costituisce il salario lavorativo, che a causa delle oscillazioni della concorrenza sta ora al di sopra ora al di sotto dei costi di produzione, come il prezzo di ogni altra merce, ma entro queste oscillazioni tende a stabilirsi sul minimo salariale.

Marx esaminava quindi il Capitale. Alla spiegazione degli economisti borghesi, secondo cui il  capitale è lavoro accumulato, egli rispondeva: ” Che cosa è uno schiavo negro? Un uomo di razza nera. Una spiegazione vale l’altra. Un negro è un negro. Soltanto in determinate condizioni egli diventa uno schiavo. Una macchina filatrice di cotone è una macchina per filare il cotone. Soltanto in determinate condizioni essa diventa capitale. Sottratta a queste condizioni essa non è un capitale, allo stesso modo che l’oro non è in sè e per sè non è “denaro” e lo zucchero non è il “prezzo” dello zucchero.” (da “Lavoro salariato e capitale” Ed Riuniti)

Il  capitale è un rapporto sociale di produzione, un rapporto di produzione della società borghese. Una quantità di merci, di valori di scambio, diventa capitale per il fatto che come forza sociale indipendente, cioè come la forza di una parte della società, si conserva e si accresce mediante lo scambio con l’immediata forza di lavoro vivente.

L’esistenza di una classe che non possiede null’altro che la capacità di lavorare, è una premessa necessaria del capitale. Soltanto il dominio del lavoro accumulato, passato, materializzato, sul lavoro immediato, vivente, fa del lavoro accumulato capitale. Il  capitale non consiste nel fatto che il lavoro accumulato serve al lavoro vivente come mezzo per una nuova produzione. Esso consiste nel fatto che il lavoro vivente serve al lavoro accumulato come mezzo per conservare e accrescere il suo valore di scambio” (ibidem)

 Capitale e lavoro si condizionano reciprocamente, si producono reciprocamente.

Da ciò gli economisti borghesi traggono la conseguenza che l’interesse dei capitalisti e quello degli operai sono lo stesso, e, certo, bisogna convenire che l’operaio è rovinato se il  capitale non lo occupa, e il  capitale va in malora se non sfrutta l’operaio. Quanto più rapidamente si accresce il  capitale produttivo, quanto più e perciò fiorente l’industria, quanto più la borghesia  si arricchisce, di tanti più operai ha bisogno il capitalista, tanto più caro si vende l’operaio. Perciò la condizione indispensabile per una situazione passabile dell’operaio è l’incremento più rapido possibile del capitale produttivo.

Marx spiegava che in questo caso un aumento sensibile del salario lavorativo presuppone un incremento tanto più rapido del  capitale produttivo. Se cresce il capitale, per quanto salga il salario lavorativo, tanto più rapidamente sale il profitto del capitale. La situazione materiale dell’ operaio si è migliorata ma a scapito della sua situazione sociale: l’abisso sociale che lo separa dal capitalista si è approfondito. Che la condizione più favorevole per il lavoro salariato è l’incremento più rapido possibile del capitale, significa soltanto: quanto maggiore è la rapidità con cui la classe operaia accresce e aumenta la forza a lei avversa, la ricchezza altrui la signoreggia, tanto più favorevoli sono le condizioni in cui le viene permesso di lavorare di nuovo all’accrescimento della potenza del capitale, soddisfatta di saldarsi da sè le catene d’oro con cui la borghesia la trascina dietro di sè.

Però, spiegava Marx, il fatto si è che incremento del capitale e aumento dl salario lavorativo non sono affatto legati così indissolubilmente come sostengono gli economisti borghesi. Non è vero che tanto più il  capitale si ingrassa tanto meglio viene ingrassato il suo schiavo. L’incremento del  capitale produttivo comprende in sè l’accumulazione e la concentrazione dei capitali. Il loro accentramento porta con sè una maggiore divisione del lavoro e un uso più intenso delle macchine. La maggiore divisione del lavoro distrugge la particolare abilità dell’operaio; sostituendo a questa particolare abilità un lavoro che ciascuno può eseguire, essa aumenta la concorrenza tra gli operai.

Questa concorrenza diventa tanto più forte quanto più la divisione del lavoro rende possibile al singolo operaio di eseguire il lavoro di tre operai. Lo stesso risultato lo hanno le macchine in grado molto maggiore. L’incremento del capitale produttivo costringe i capitalisti industriali a lavorare con mezzi sempre crescenti; così rovina i piccoli industriali e li respinge tra il proletariato. Inoltre poichè il tasso dell’interesse cade nella misura in cui i capitali si accumulano, i piccoli redditieri, che non possono più vivere delle loro rendite, si rivolgeranno all’industria e aumenterenno il numero dei proletari.

Infine, quanto più il  capitale produttivo cresce, tanto più è costretto a produrre per un mercato di cui non conosce i bisogni. Tanto più la produzione precede il bisogno, tanto più l’offerta cerca di forzare la domanda, tanto più crescono di frequenza e di violenza le crisi, quei terremoti industriali, dai quali il commercio mondiale ora si salva sacrificando agli dei dell’Averno una parte della ricchezza, dei prodotti e persino delle forze produttive. Il capitale  non vive soltanto del lavoro. Un signore nobile insieme e barbarico lo trascina con sè nel sepolcro ove sono i cadaveri dei suoi schiavi, intere ecatombi di operai che periscono nelle crisi. E Marx così riassume : se il capitale cresce rapidamente, cresce in modo incomparabilmente più rapido la concorrenza fra gli operai, cioè sempre più diminuiscono proporzionalmente i mezzi di occupazione, i mezzi di sussistenza per la classe operaia, e ad onta di ciò il rapido aumento del  capitale è la condizione più favorevole per il lavoro salariato.

Da “Vita di Marx” di Franz Mehering -1918-

Annunci