olivone norianino cortecce (28)Un estratto dalla recensione:  ” La Lettera sull’Umanesimo di Costanzo Preve – o la necessità impellente di una nuova filosofia politica dell’Umanesimo e della Verità” di Pietro Piro. 

[…] Preve mira direttamente al nucleo della questione: prendendo atto che il modello greco di «ben rotonda verità» parmenideo implicava una inestricabile relazione tra microcosmo naturale e microcosmo sociale, che oggi non esiste più perché la coscienza storica ha definitivamente spezzato questo legame e ha reso impossibile un ritorno a una concezione “geometrica della verità”,è dunque necessario accedere a un modello di verità che definisce storico:

In cui la progressiva autoconsapevolezza dell’umanità(divisa o meno in classi), autoconsapevolezza storica che da un lato astrattamente non ha fine, mentre dall’altra concretamente si determina sempre provvisoriamente (e mai per sempre) nello spazio e nel tempo.

In questo orizzonte di verità provvisoria (perché storica) la filosofia non può più essere dogmatica esettaria ma sempre aperta al confronto fra opinioni. La verità rimane il suo oggetto unico di riferimento ma la storia le impone un continuo travaglio e una continua messa in discussione. Tuttavia, l’apertura verso il dialogo e la critica evita la brutalità del dogmatismo e della mancanza di libertà diopinione dal quale Preve cerca di metterci in guardia in ogni sua riga. Ci pare che la filosofia sia per Preve uno sforzo di concentrazione assoluto che giunge inevitabilmente a indirizzare la prassi e a determinare le scelte politiche. Tuttavia, non si tratta di fare lotta di classe nella teoria, perché:

La filosofia non è affatto lotta di classe nella teoria. La filosofia, come l’arte e la letteratura, è patrimonio indiviso dell’intera umanità, e non fa neppure parte quindi della sovrastruttura in senso marxiano.[…]È ovvio che ci sono poi fisiologiche ricadute ideologiche della produzione filosofica, che legittimano posizioni classiste particolari […] ma questa è ricaduta ideologica del pensiero filosofico, non pensiero filosofico, la cui (eventuale e sempre discutibile) veritatività è rivolta all’uomo […] anche se nella ricaduta sociale classista questa veritatività si spezza e si divide in formazioni ideologiche contrapposte.

[…] Per quanto riguarda Louis Althusser, Preve sebbene ne critichi molti assunti teorici, vi rimane affettivamente legato mettendo in evidenza quello che secondo la sua analisi è il portato teorico piùimportante del suo filosofare. L’aver messo in evidenza la differenza tra capitalismo e modi di  produzione capitalistici o rapporti di produzione capitalistici. Differenza sostanziale che permette ad Althusser di giungere alla conclusione che in Marx il concetto di socialismo non esiste:

Più esattamente: il socialismo è la transizione. Le conseguenze politiche sono rilevanti e fanno cadere a pezzi il concetto di “costruzione del socialismo” come progetto di ingegneria sociale. In effetti in Marx non esiste un concetto di progetto di ingegneria sociale, concetto positivistico semmai presente in Comte ,incompatibile con la logica dialettica di Hegel e con lo stesso impianto logico del pensiero di Marx. Se il socialismo è la transizione, e non un sistema sociale da costruire o da stabilizzare nella forma dell’imposizione statale della retribuzione differenziata secondo il lavoro prestato, ne deriva che il cosiddetto “socialismo”non è altro che lo spazio politico-sociale della lotta di classe durante la transizione.

Non conosco così bene il lavoro di Althusser per poter stabilire se le critiche di Preve siano più o meno valide. Appare evidente però che Preve parla dall’interno delle situazioni che prende in esame, con una familiarità e conoscenza diretta che per essere criticata necessita di una profondità di vedute e di riflessioni che difficilmente s’incontrano oggi nel panorama del pensiero contemporaneo. L’unica nota che posso fare è che se è vero che abbiamo bisogno di un nuovo Umanesimo, possiamo partire ripartire proprio rileggendo le riflessioni contenute nell’autobiografia di Althusser, uno dei documenti che testimoniano la natura, umana troppo umana dell’ uomo, le sue miserie e le sue speranze, e il desiderio di un avvenire che duri a lungo, che molte ideologie totalitarie, anche di stampo comunista hanno represso nel sangue.

Il libro di Preve è dunque un antidoto e un invito. Un antidoto contro ogni forma di dogmatismo del pensiero e l’invito a mantenere vivo il desiderio di verità che necessariamente conduce ad un bisogno di giustizia e di equità. Tuttavia, non si tratta di un libro accessibile o facilmente assimilabile. È un libro con il quale è necessario intraprendere un intenso sforzo di attenzione e di riflessione. Un libro che non può essere facilmente criticato perché per farlo (tranne che non si voglia esercitare una cattiveria fine a se stessa) sarebbe necessario intraprendere un’amplia riflessione collettiva sul marxismo come teoria della società e dell’uomo e non sul marxismo come bestia nera da relegare negli scantinati polverosi della storia.

La critica al libro di Preve non ha senso se non si è in grado di pensare per intero gli sviluppi storici del marxismo sia interni che esterni (e con molta sincerità non ritengo di poter affrontare un’impresa così ampia e pericolosa). Preve sa benissimo che ci troviamo in tempi di compiuta peccaminosità e che la scrittura filosofica è un atto di ribellione contro la distrazione ma non credo sia vero fino in fondo che bastino dieci lettori per invogliare a ragionare con la profondità di Preve. A questo punto, se la verità è l’unico oggetto della filosofia, vivendo in un tempo rovesciato dove tutto ciò chesi mostra nasconde la realtà occultandola con lo spettacolare integrato, ciò che spinge alla riflessione filosofica non è più innescare la conversione del lettore, ma l’ardente bisogno della coscienza personale di svincolarsi dalle pastoie di un tempo tanto luccicante quanto oscuro. La filosofia diventa esercizio di liberazione e prassi dello smarcamento da una realtà che cerca d’inchiodarci tutti al suo dominio de-realizzante.

Termini Imerese, Settembre 2012

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