Ciò che allora era miserabilmente fallito tramite il rozzo procedimento della distillazione, ora riusciva grazie al forte potere di assorbimento dei grassi. Per un paio di giorni Grenouille spalmò di sego di bue il pomello di ottone di una porta, di cui gli piaceva l’odore che lo permeava, di muffa fresca. Ed ecco che, quando raschiò via il sego e lo analizzò, aveva proprio l’odore di quel pomello, in misura minima, ma inequivocabilmente chiaro. E persino dopo un lavaggio in alcool l’odore era ancora presente, estremamente delicato, lontano, offuscato dalle esalazioni dell’alcool, e percepibile unicamente dal naso affinato di Grenouille… ma pur sempre presente, e cioè disponibile in linea di principio. Se avesse avuto diecimila pomelli e li avesse spalmati di sego per mille giorni, sarebbe riuscito a fabbricare una minuscola goccia di essence absolue dell’aroma del pomello di ottone, così intenso che ognuno avrebbe avuto innegabilmente sotto il proprio naso l’illusione dell’originale. La stessa cosa gli riuscì con l’aroma poroso di una pietra calcare che aveva trovato sull’ uliveto davanti alla sua capanna. La fece macerare e ottenne una piccola quantità di pomata alla pietra, il cui odore infinitesimale lo rallegrò indescrivibilmente. Lo unì ad altri odori, estratti da tutti i possibili oggetti che si trovavano attorno alla sua capanna, e fabbricò a poco a poco un modello olfattivo in miniatura di quell’ oliveto dietro al chiostro dei francescani, che poteva portare con sè chiuso in un piccolo flacone ed espandere quando voleva far rivivere l’odore.

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