bambina con mani in pastaC’è un problema, qui da noi, non dico cose certo nuove, di modello borghese incompiuto che riflette e conforma dialetticamente il modello che prende la potenza capitalista nel nostro specialissimo paese e a discendere l’ etica vigente.

Quello che non reggo più, nel nostro specialissimo paese, è il non voler prendere atto che il Capitale ha le sue sempre più mutevoli esigenze -di pari passo con il surriscaldarsi della competizione globale- e la borghesia e la politica che essa esprime o ne prendono atto oppure si producono queste metastasi inoperabili.

In questo quadro le scelte sono solo due: o l’anti-capitalismo radicale -che stiamo cercando con fatica di ridefinire dopo un novecento da questo punto di vista disastroso;

oppure un capitalismo che funzioni, che sia lasciato libero di strutturare a sè la società e di produrre quello che sa fare: l’interesse generale borghese, il profitto; come già fà ovviamente, ostacolato da tutte quelle preminenti intricatissime resistenze che nascono da interessi particolari -lobby, familismi, mafie, ordini, caste pubbliche, cartelli privati, ceti parassitari – che ci sono così consustanziali e testimoniano la tara del modello nostrano.

All’ interno di questo discorso la tradizione riformista (un riformismo, come dicevo, incapace di riforme perchè succube delle conventicole) catto-comunista, appendici radicali comprese, ha oggi ripreso forza  e sarà coalizione di governo grazie alla promessa opposizione ad un onirico liberismo e ad un fantasmatico finanz-capitalismo,  ritardando così ancora una volta una concreta presa di coscienza diretta e collettiva di quale sia l’ aut-aut.

Non sono un fanatico, mi rendo conto che le persone non  hanno tutto questo interesse a sapere bene in che mondo vivono -gli basta e avanza il loro specifico- pur essendone comunque coinvolti a tutti i livelli. E seppure balenasse in essi il dubbio, nei momenti di difficoltà, che forse si potrebbe cambiare qualcosa nella sostanza,  la paura di fame, caos e lutti  li fà subito recedere in favore dello status quo, per quanto sia percepito come disumano.

L’Italia sta semplicemente -e forse più velocemente di quanto il senso comune avverta- retrocedendo da centro a semi-periferia nel sistema-mondo capitalistico; assieme a un pò tutto l’occidente a capitalismo maturo, come si dice, mentre scrivo rumors dicono che stanno tagliando rating e outlook tedesco e olandese-. Un paese che fu la quinta potenza manifatturiera mondiale, calcolando pure il nero, ma che non ha mai avuto un’ autentica sovranità internazionale, non si capisce come potrebbe rifiutarsi di entrare nell’orbita di attrazione, scivolando di qualche gradino, del ben più solido modello capitalista nord-europeo.

In questo senso è facile intuire che da noi la caduta sarà più rovinosa tanto quanto è stata più fragile ed equivoca che altrove la crescita e la strutturazione del sistema paese: società-politica-economia-cultura. Non domani, ma non manca poi molto a che si dovrà veramente cambiare atteggiamento.

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