Il recente bliz contro il clan ‘ndranghetista dei Bellocco, un supposto incidente stradale, i danneggiamenti ad un agrumeto e le irrisolte agghiaccianti condizioni di lavoro e di vita dei braccianti africani  ( tutte notizie di secondo piano, solo un sottofondo appena percepibile, ove in primo piano è posto il peana lamentoso del calo dei consumi superflui: abbigliamento, viaggi ecc – escluso ovviamente il cibo dop, perbacco ci mancherebbe! -) mi riportano a tre anni fa, a quella che fu chiamata la rivolta di Rosarno. Se i fatti sono noti, la loro comprensione è, come sempre, rimasta tra la commiserazione cristiana, lo sdegno del garantismo liberale e la rivendicazione sindacale, la solita insipienza dell’ effetto collaterale o della patologia sociale, nel  caso specifico arricchito di tre elementi che donano qualche brivido in più: lo schiavismo, il razzismo e la criminalità organizzata. Vi propongo, in queste giornate che spero vi stiate godendo, una lunga analisi di Sebastiano Isaia scaricabile QUI oppure QUI che, a partire da Rosarno, indaga una delle storiche tare dello sviluppo capitalistico italiano: l’ineguale sviluppo nord-sud  e quel che ne consegue.

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