citi_buildingPartiamo dalla finanza: Citigroup, la ex banca più grande del mondo -quasi fallita nel 2009, salvata con 250 miliardi di dollari del primo TARP messo in atto giusto a metà tra Bush/Paulson e Obama/Geithner- con una robusta attività nel settore finanziario e sempre alla ricerca di nuove proposte da offrire ai propri investitori, nel 2009 conia un nuovo indice di borsa chiamato appunto la teoria della clessidra del consumatore (hourglass consumer index), o meglio del consumatore clessidra. Esso è composto da un portafoglio di 25 aziende statunitensi quotate che producono o commercializzano prodotti o per consumatori di fascia alta (Estee Lauder, Saks,Tiffany) o per consumi di massa (Kellogs, Dollar General,Famiglia Dollar Stores, ). L’indice ha riportato una crescita del 56% (cioè la media delle performance dei sottostanti 25 titoli azionari) dal dicembre 2009 al settembre 2011. Mi scuso ma non mi è stato possibile aggiornare questo dato. In ogni caso questo significa che la forchetta tra consumi di fascia alta e bassa si va allargando, lasciando le classi medie, di medio reddito, senza quel accesso ai consumi con il quale esse scambiano il consenso politico al sistema produttivo nella forma della democrazia rappresentativa.

Che le elite internazionali al potere  stiano plebeizzando le classi medie lo sappiamo già da qualche anno: la crisi dal 2008 ha reso tangibile quel lungo periodo di caduta tendenziale del saggio di profitto che iniziò a metà degli anni settanta ed è continuato a bassa intensità fini a noi, intervallato da ricorrenti bolle azionarie e crisi locali valutarie e di liquidità (new economy, crisi valutaria delle tigri asiatiche nel 97 ecc ecc). Meno profittabilità per ogni dollaro o euro investito, ci si rifà sugli stipendi e sull’ apparato politico-redistributivo, ci si rivolge allo strumento finanziario che va ad intercettare il plusvalore industriale prodotto nel futuro magari nei paesi ex-emergenti .

Ma, lungi dal soffermarmi sull’indice di Citigroup che è solo la forma nominale di qualcosa che avviene nella prassi del mercato, prima di esso sono i cambiamenti nelle strategie produttive di una enorme multinazionale come la famosissima Procter&Gamble, che si è fatta grande rivolgendosi alla classe media americana , che ci dicono che le companies stanno scommettendo sulla profondità e durata della crisi che mette a rischio di scomparsa la classe media americana, e quella europea macinata dallo stesso meccanismo. «Ci viene richiesto di pensare il nostro portfolio di prodotti in maniera diversa e di pensare come appagare i mercati nella parte più alta e in quella più bassa, lì, ad essere franchi, è dove sta avvenendo molta della crescita» ha detto Melanie Healey, presidente di P&G North America al Wall Street Journal.

“Parlando di Middle class negli Usa spesso si intende il proletariato qualificato e la piccola borghesia mentre questi dati si riferiscono a quel 40% di famiglie americane che hanno un reddito compreso fra i 40 e 150 mila dollari. Ci sono infatti diverse definizioni di classe media (ad esempio nei rapporti sulla ricchezza di Credit Suisse si intende per Middle Class chi guadagna fra i 10 e 100 mila dollari l’anno). Chi lavora su questi temi contesta che il dato sulle famiglie (household) abbia senso (secondo i dati dell’US Census una casa composta da due infermiere guadagna 126 mila dollari mentre l’entrata media di un avvocato è di 94 mila). Insomma, non ci sono definizioni univoche. Il reddito della classe media non teneva il passo con l’inflazione già prima della crisi, ma a stringere in una morsa la middle class americana è stato che mentre i prezzi dei beni di consumo scendevano il costo delle assicurazioni e dell’istruzione saliva e, mentre l’acquisto di un auto nuova si può rimandare, lo stesso non vale per una retta scolastica.” (Linkiesta)

Con il consueto disprezzo per il singolo dato statistico che mi contraddistingue, fate un pò voi dove, a che livello di reddito, far cominciare e finire la classe media, direi che il senso comune la individua meglio che il dato meramente finanziario, mentre è il caso di rilevare che la produzione di questo reddito è spesso composita: reddito da lavoro dipendente si somma alla rendita della casa di proprietà, ad una pensione o alla cedola di BPT decennali, così come al reddito di piccola impresa o all’ accesso al credito al consumo.

Questo blocco sociale che è in via di estinzione sia oggettiva (economica) sia soggettiva (piccola-media borghesia  considerata sociologicamente come classe culturale ed etica portatrice di una propria originalità, come fanno  Costanzo Preve – in innumerevoli post su questo blog- o Giuseppe De Rita) è stato fortemente stabilizzante per il capitalismo occidentale post-bellico, anzi è stata la classe che più si è messa spontaneamente a profitto, sostenendo la travolgente espansione capitalistica dei gloriosi trenta (1945-75).

Sembra però che il proprio presupposto -l’accesso al benessere sociale e materiale- stia venendo meno. La stessa istruzione universitaria per i propri figli, il mezzo per eccellenza del ascensore sociale,  sembra le sia negata, sia in Italia (vedi i recenti dati sulla perdita di circa 56000 iscrizioni alle università italiane) che negli USA.

“E’ la storia di Ella Edwards, che a 61 anni con una paga oraria di 9 dollari, si è trovata con le banche che le chiedevano di pagare 40mila dollari per il rimborso del prestito fatto dal figlio Jermaine, che è però deceduto durante gli studi, ha fatto impressione. Alla fine la cifra è stata pagata da un ignoto benefattore ma solo dopo che Ella è andata in giro per le radio del Paese ammonendo i genitori: «non garantite voi per i vostri figli. Avessi saputo prima […] non avrei mandato mio figlio all’università»”.

“E la musica non cambia nella locomotiva d’Europa: in Germania dice la Diw, l’istituto per la ricerca economica, negli ultimi 15 anni il ceto medio sarebbe diminuito quasi di sette punti, dal 65 al 58,5% della popolazione (47,3 milioni) un calo pari a 5,5 milioni di persone mentre un appartenente su quattro alla classe media ha paura in un prossimo futuro di non poter mantenere il proprio tenore di vita.” (Linkiesta)

Per questi soggetti sociali si sta ponendo il problema di un orizzonte  a tinte fosche ,  i proclami secondo cui la ripresa è dietro l’angolo appaiono sempre più come le grida del bambino lasciato solo che ha paura del buio e che grida, grida  per tenersi compagnia.

E’ invece il capitalismo stesso che glielo sta mettendo nel culo,  lasciando la tanto celebrata società civile a barcamenarsi fra stato nazionale e mercato globale mentre il livello del grande accumulo non si espone certo alle varianti della concorrenza spicciola o della politica elettiva.

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