Nel post precedente mettevo l’ accento su due questioni: 1) Dar meno importanza di quella che si dà alle  elezioni  2) La costruzione di una reale (per quanto lo può essere) autonomia dalle opzioni politiche proposte attualmente.

La successiva discussione con Cucinotta  mi spinge a pronunciarmi su Grillo. Su Ingroia non spendo una parola, mi pare il peggio del peggio, l’esito di una sinistra a cui non è rimasto altra dialettica che quella dell’ azione penale.  Lasciando perdere le obiezioni borghesi sulla democrazia interna o sulla assenza di pars costruens del M5S , laddove tutti  i progammi di tutti partiti sono vaghi perchè è del tutto ovvio che la politica economica sarà decisa altrove, metterei ancora una volta l’ accento sulla qualità della critica che M5S opera rispetto all’ attuale quadro politico-economico.

Dai vaffaday in poi Grillo ha raccolto sempre più consensi perchè vaffanculo è l’espressione del grado minimo di insofferenza che le -oggi- impotenti classi dominate possono rivolgere al potere costituito. E in questa corrente molti lo voteranno anche domani, giustamente attaccandosi ad una speranza. Bisogna rilevare che, con l’ accrescersi della crisi e con l’ evidenziarsi dei suoi effetti, ad ingrossare le file del M5S sono arrivati moltissimi nuovi impoveriti, oltre a chi si è ritrovato disoccupato: piccoli imprenditori falliti o quasi, piccola borghesia tartassata dalle nuove tasse e dalla perdita di potere d’ acquisto, dalla perdita di valore della proprietà immobiliare. Persone che probabilmente avrebbero votato PDL. E, specularmente, i meno identitari degli elettori di centro-sinistra si sono resi conto che il PD è una stanca macchina teatrale che va avanti per inerzia, primarie comprese.

Cosa ho da obbiettare a Grillo ? Sebbene egli abbia, e gliene va dato atto, una percezione esatta della gravità degli effetti della crisi, non ha (almeno io non le ho trovate) una chiara coscienza della strutturalità della crisi stessa. E quindi di non aver esso stesso ben chiaro che il benefico ricambio della classe politica potrebbe non essere determinante se impostato come un diverso modo di influenzare l’economia dalle stanze dei ministeri e non come una diffusa e profondamente diversa prassi economica. Fra i due scenari ci sta una rottura radicale che impegna ad atti più impegnativi (di quelli che fanno fare un salto alla coscienza storica) e responsabili che recarsi alle urne. In fondo le proposte di Grillo (non è chiaro se sia per l’uscita dall’ area euro) convergono con quell’ esigenza di un partito dell’ interesse generale borghese di cui ho già parlato (e ieri sera ho scoperto -cazzo!- essere anche un leitmotiv di Gad Lerner). Fra parentesi: interesse generale ideale e temporaneo che presto si scinde in fazioni con interessi diversi. E’ in fondo quello che auspico, ma non è la mia battaglia.

Mi sono fatto l’ idea che si voglia sostituire il mercato globale con il mercato interno, la banca privata con la banca statale, il bene comune coincida con il capitale pubblico e via dicendo- tralasciando le sciocchezze sulla sostenibilità, le auto elettriche e minuzie che possono non essere importanti. Cucinotta mi pare, ma non sono sicuro, mi rimprovera che queste siano soluzioni praticabili che rifiuto perchè non si addicono ad uno schema ideologico, non parlano il linguaggio che mi piace ascoltare. Veramente quello che non mi convince è che ho idea che sarò messo a profitto ancora più di adesso, il mio lavoro non uscirà affatto dalla logica di asservimento al profitto e, all’ interno di questa logica, che varrà sempre poco. Ma anche questo ha una importanza relativa, potrebbe essere iscritto nella pagina dei desiderata personali.

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