risultati-elezioni-2013-spread-4-420x532Bene, il quadro politico è sparigliato, evidenziando come la anacronistica architettura istituzionale italiana dia luogo a due risultati di egual peso fra loro, camera e senato, frutto di due sistemi elettivi disomogenei che fotografano due diverse italie. Fra poco vedremo quanto il centro-sinistra è disposto a venire incontro  a quella domanda minima di interesse generale che si è manifestato nel voto a Grillo. Gli apparati interni e i referenti esterni (burocrazia europea,  cordate finanziarie, elìte dell’ alta borghesia ) del PD faranno buon viso a cattivo gioco ? I miei complimenti a coloro che, votando tradizionalmente centro-sinistra, stavolta hanno abbandonato la sindrome identitaria.Volevo mandare un particolare  “và a ciapà i ratt”  al nord produttivo che, perdendo comunque molti pezzi, si è riaggregato attorno a Berlusconi e Maroni: mi pare la scelta disperata di una classe imprenditorale che avverte tutta la fragilità del proprio vetusto apparato produttivo ma che è anche incapace , per cercare di rimanere  temporaneamente a galla, a svincolarsi dai vecchi privilegi (evasione, nero, corruzione ecc). La questione settentrionale (che comprende il convitato di pietra di queste elezioni: la produttività) è ancora apertissima. Le percentuali del PDL – e per contro di Ingroia- testimoniano come la questione morale sia, comunque la si colga, una battaglia assolutamente di retroguardia.Voto anche contro l’ Europa germanizzata e contro l’ euro – come oggi “i mercati” non mancheranno di ricordarci. Ho spulciato fra i dati che riguardano il partito dell’ astensione e ne viene fuori che non sono andati a votare nel meridione  più disperato e che per il senato la percentuale è più alta che per la camera: beata gioventù. Al di là della battuta scontata, la disaffezzione al voto non è detto che abbia sempre ragioni di nichilismo politico.

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