asparagiaia senza luce primaverilela caduta del saggio di profitto  porta a situazioni esplosive: a questa contraddizione sistemica il Capitale ha fino ad oggi risposto con le guerre (a distruggere capitali, a sussumere altri mercati, a invertire o confermare i rapporti di forza nello sviluppo ineguale), con innovazioni nel processo di produzione e nei prodotti (a riaprire cicli espansivi), con la finanziarizzazione (ad inglobare nel bilancio di oggi il plus-valore futuro), con l’allargamento geografico-estensivo dell’ economia-mondo, della rete commerciale dell’ imperialismo  (e qui sembra che siamo vicini al punto di saturazione, anche attuassero gli Stati Uniti d’Occidente)

le rivoluzioni, finora tutte con esito borghese-nazionale eccetto, almeno fino ad un certo punto, il grande azzardo leniniano -che però fu innescato a sua volta dalla guerra e dalla rivoluzione borghese-riformista di febbraio- sono state un rapido adeguamento della forma politica dello stato alle richieste – pressanti nella prioritaria prassi economica- di facilitazione dell’ accumulazione in grado più o meno primitivo.

solo in questo senso in europa siamo prossimi ad un punto di rottura ma esclusivamente all’ interno delle esigenze di ri-accumulo e di profittabilità per unità di investimento.

per quanto riguarda i dominati invece non c’è un futuro gravido di rivoluzioni sociali: oggi stiamo a zero (“tutte le vostre rivoluzioni nazionali dovranno fallire!”). ho pochi dubbi che questa prolungata debolezza  non sia dovuta alla tradizione socialdemocratica e allo stalinismo: con gli occhi di oggi due fenomeni intimamente legati che si sono svolti interamente sotto il cielo del Capitale. la modernizzazione capitalista passa non troppo paradossalmente anche dal suo formale contrario. rifiuto perciò volentieri di farmi annoverare nelle schiere della sinistra, dei comunisti e dei marxisti, oltre ad evitare il vaticinio tipico dello scienziato sociale.

da una parte c’è da riannodare i -filosofici- fili con il comunismo inteso come aspirazione da sempre avvertita, dall’ altro non farsi alcuna illusione: bisogna fare tutto da capo e da soli.

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