Quattro commenti di oggi

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Il mio ragionamento qui non sta nell’esaminare le singole istanze che hanno portato molta piccola borghesia ed ampi strati di proletariato – quello espulso senza clamore sindacale dal processo produttivo e quello precarizzato o marginale dei servizi- ad aderire fisicamente o spiritualmente ad un movimento generico e populista come quello che si vede in questi giorni.

Semmai c’è da constatare le lentezza e la sporadicità con cui questi focolai stanno scoppiando in tutta Europa a fronte di un malessere oramai largo e profondo,  questo mi dice due cose: che stanno finendo i risparmi un pò ovunque e che la consapevolezza delle dominazione sta a zero

Da qualche parte bisogna cominciare e l’inizio non può che essere una motivazione oggettiva: la paura di essere espulsi dal proprio livello della totalità sociale che si conosce, dalla schiuma in cui si è vissuti e in cui si è trovata affermazione (o meglio una negazione rovesciata) ai bisogni materiali, affermazione che si è riprodotta tal quale nei vari legami sociali.

Quando questa totalità sociale non funziona più e le sue contraddizioni esondano dal corpo sociale per diventare rivendicazioni classiste (e non ne discuto per ora la qualità), il primo dei molti argini del castello inizia ad essere superato -e l’immagine non rende affatto la pervasività sistemica che ci possiede dentro, fuori e soprattutto alle spalle.

Dicendo questo non voglio sopravvalutare nulla ma è solo a questo punto, nel marasma sociale, che può iniziare davvero il lavoro analitico e organizzativo che abbia il necessario dialogo con una prassi reale, contraddittoria e paradossale come deve essere.

Anteporre a questo la valutazione se tutto ciò sia di destra o di sinistra mi pare un vizio e non una virtù. Non c’è dubbio che questa cosa che sta accadendo è tutta interna per ora alla dialettica capitalista -i ceti medi che vanno e vengono a seconda delle repentine esigenze della valorizzazione della merce- ma come potrebbe essere altrimenti ? La repressione che i manifestanti hanno subito ci dovrebbe dire che la principale preoccupazione della borghesia e dei suoi sicofanti  è quella del contagio.

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..destre nazionaliste che temo almeno quanto le sinistre nazionaliste. tanto per fare una precisazione dottrinale che mi pare “non giri in rete”: il postulato dell’ internazionalismo prevede di fronteggiare innanzitutto il capitalismo di casa propria senza per questo dedurre che ci possano essere nazioni meno capitalistiche di altre.

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“Il Capitale” non è libro di sinistra (la sinistra ai tempi di Marx era cosa ben distinta dai comunisti) ma a leggerlo per bene sembra dedicato a smascherare proprio tutte le strutture ideologiche che le fazioni borghesi -dominanti o in lotta per esserlo, schierate a sinistra come a destra- avrebbero sfornato da lì a centocinquanta anni

La critica che si pone a Marx non è giustificata perchè Marx ci avverte che la “miseria sociale” del proletario può  essere direttamente  proporzionale al salario. Il concetto di miseria non è materialistico, è appunto storico-sociale cioè materialista.

Poichè è la sostanza quello che importa concordo pienamente con l’autore che “a determinare l’appartenenza a una classe (sia) la necessità di vendere i propri sforzi lavorativi a una forza esterna.” E se siamo capaci di esprimerci a questo modo lo dobbiamo sempre all’ etilista con la barba e non ad altri. La coscienza di classe marxiana non è fondamentalmente nè proletaria nè tanto meno operaia.

Una sinistra che viviseziona le cose vive per farne cose morte nulla ha a che fare con Marx e con la dialettica materialista.

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Hai fatto proprio bene, non a caso, a chiarire e  rimarcare  di recente l’importanza del concetto di “miseria sociale” – che non ha a che fare in maniera diretta alla “miseria di reddito”, il concetto declinato alla maniera materialistica. Le cazzate dei sinistrati sono sempre le stesse, vorrebbero essere critici e  sono solamente ottusi.

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Forse oggi anche il piccolo borghese -proprio colui che ha sviluppato fino alle estreme conseguenze il primo reale prototipo umano universale – si accorge che è dominato da una potenza estranea che si chiama mercato mondiale, estrema conseguenza necessaria di quella prassi sociale totale che lo stesso piccolo borghese ha, per così dire, sviluppato e riprodotto  incessantemente per secoli.

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