” Mentre un atteggiamento positivo al riguardo del nazionalismo tradisce una mancanza di interesse per il socialismo, la posizione socialista sul nazionalismo è manifestamente inefficace, cosi come i paesi che ne opprimono altri. Una posizione anti – nazionalista intransigente sembra, almeno indirettamente, appoggiare l’imperialismo. Tuttavia, l’imperialismo funziona grazie alle sue proprie forze, indipendentemente degli atteggiamenti socialisti al riguardo del nazionalismo (vale anche il contrario, nota mia). Inoltre, i socialisti non hanno il ruolo di fomentare le lotte per l’autonomia nazionale; come lo hanno dimostrato i movimenti di “liberazione” spuntati dopo la seconda guerra mondiale. Contrariamente alle speranze del passato, il nazionalismo non può essere utilizzato per scopi socialisti e non fu un buono mezzo strategico per a ccel erare la fine del capitalismo. Al contrario, il nazionalismo distrusse il socialismo, utilizzandolo a fini nazionalisti.”.

Queste le parole di Paul Mattick nel 1959,  la storia sembra oggi riproporle con grande intensità. Quello che mi disturba in particolare sono due cose:  la prospettiva internazionalista sembra ancora nelle sabbie mobili di un vago cosmopolitismo irrilevante che viene, oggi come allora, tacciato di spalleggiare la formazione (oggi: il consolidamento) del mercato mondiale capitalista. L’altra questione è che nonostante la forza empirica del esperienza staliniana -e del PCI- (sciovinista, imperialista, anti-proletaria e pro-borghese) ci si ispira ad essa in quanto socialismo realizzato e non come forma  di capitalismo, particolarmente reazionario, formatosi anche in assenza di capitali privati.

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Che siano legate dall’ideologia, dalle condizioni obiettive o dalla combinazione abituale delle due, le Nazioni sono dei prodotti di uno sviluppo sociale. Non vi è alcun motivo in più per amare o per maledire il tribalismo o, per la stessa ragione, un cosmopolitismo ideale. La nazione è un dato di fatto a favore o contro il quale lottiamo, seguendo le circostanze storiche e le loro implicazioni per le popolazioni e, all’interno di queste popolazioni per le differenti classi.

Il moderno stato-nazione è al tempo stesso il prodotto e la condizione dello sviluppo capitalistico. Il capitalismo tende a distruggere le tradizioni e le particolarità nazionali, estendendo il suo modo di produzione ovunque nel mondo. Tuttavia, sebbene la produzione mondiale, e sebbene il “vero” mercato capitalista sia il mercato mondiale, il capitalismo emerse prima in certe nazioni che in altre, trovò delle condizioni più favorevoli in certi luoghi, in cui riuscì meglio, e combinò così degli interessi capitalisti speciali con dei bisogni nazionali particolari. “Le nazioni progressiste” dell’ultimo secolo furono quelle in cui si produsse un sviluppo capitalista veloce; “le nazioni reazionarie” furono quelle in cui i rapporti sociali ostacolarono lo sviluppo del modo capitalistico di produzione. Perché il “futuro prossimo” apparteneva al capitalismo, e, perché il capitalismo è la condizione preliminare del socialismo, i socialisti non-utopisti favorirono il capitalismo come opposto ai vecchi rapporti sociali di produzione, e salutarono il nazionalismo nella misura in cui poteva accelerare lo sviluppo capitalista. Senza ammetterlo apertamente, non erano tuttavia lontani dall’accettare l’imperialismo capitalista come un mezzo per porre fine alla stagnazione e contro sistemi sociali arcaici, di orientare così lo sviluppo in vie progressive.

PDF : Mattick Paul Nazionalismo e socialismo 1959

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