Victor Serge, a proposito della scelta anti-sociale di alcune generazioni di anarchici individualisti – scelta che li portava a confluire, alle soglie del primo macello mondiale, o nella criminalità parigina o nelle schiere dei clochard- notava che: “la società non ha margini, che si si è sempre dentro, anche i fondo alle galere, e che il loro “egoismo cosciente” faceva eco, dal basso, tra i vinti, al più feroce individualismo borghese”. Il capitolo in cui è inserita questa frase si intitola eloquentemente “Un mondo senza evasione possibile”.

Concordo con Serge, gli concedo di non aver potuto capire che l’ individualismo, dentro il capitalismo, è pura illusione. E’ apparenza, non come fenomeno di una sostanza, ma miraggio, fata morgana, chimera, wishful thinking. Invece ci azzecca pienamente nel ribadire il carattere di totalità sociale del mondo borghese che riconduce a sè, alla sua propria produzione e riproduzione, qualsiasi istanza cominciando da quelle più interiori , esistenziali, soggettive ed immediate.

Una totalità totalitaria, altrecchè religione, deficenti. Alle religioni teologiche una impresa così non poteva riuscire perchè, com’è noto, non si vive di sola aria. Ma poichè la realtà non si afferra con le mani, le religioni si pongono “naturalmente” al servizio di una precisa prassi sociale che presiede al modo in cui si produce e distribuisce la ricchezza sociale. Ma lo fanno lasciando aperta, il cristianesimo in particolare -mi pare-, l’ inusitata possibilità dell’ esodo da un mondo che si pone senza evasione se non prevista.

Non ci sono sentieri già tracciati, bisogna stare lontano dalle strade.

.

alla mia Piccia a cui non importava nulla della mia identità sociale

Annunci