Versione eccezionale, tra le tante reperibili in rete, dell’ ultima grande canzone dei PF, eseguita quasi totalmente unplugged , tranne la slide usata nel “solo” finale, con un grande coro e una violoncellista che mi fa’ sangue. La passione per il “cello” e gli archi non è certo cosa nuova: di quando vidi i Velvet Underground ricordo esclusivamente gli assoli di John Cale con la viola.

Canzone estremamente semplice e non di meno ispirata, High Hopes può essere letta come un  ricordo di una “universale” infanzia felice, di un momento sospeso ed eterno ancora fresco di creazione.

Lo struggimento che questa canzone mi dona – the endless river… – è certo nostalgia del sacro, sacro non sostanziato di una purezza estranea ed algida, data: esso è primariamente il dialogo con “quel che potrebbe un giorno essere”.

Il passato è vissuto spesso, limite della narrazione volgarmente intesa,  come luogo della certezza dell’ inizio e della fine, i tocchi della division bell: e se il suo compito fosse invece di rendere praticabile un intervallo, ossia una possibilità ?

L’ arte dei PF tocca corde dove i suoni e le parole parlano autenticamente: reminiscenza della forma e potenzialità di nuovo significato.

Annunci