Una delle più note pagine di Kosic, pensatore di cui ho pubblicato anche una altra pagina, in cui direi che risaltano immediatamente le influenze marxiane e heideggeriane, fuse in una peculiare forma di idealismo che trovo molto adeguata a descrivere il nostro tempo. Credo sia la intuita e preminente sovranità della diarchia valore d’uso-valore di scambio (la pressione dello stato di necessità a cui corrisponde la valorizzazione infinita del valore ) a fornire alla visione dialettica la capacità di sintesi migliore della nostra epoca. Forse, ma solo forse, se e quando economia  ritornerà ad avere un posto non più prioritario (Polany) nell’ esserci umano, forse la stessa logica dialettica potrà essere compresa non più come metodologia (tecnica) di indagine della totalità, ma come premessa sottostante alla liberazione dalla politica.

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[…] L’atteggiamento primordiale e immediato dell’uomo nei confronti della realtà non è quello di un astratto soggetto conoscente, di una testa pensante che considera la realtà speculativamente, bensì quella di un essere che agisce oggettivamente e praticamente, di un individuo storico, che esercita la sua attività pratica in rapporto con la natura e con gli altri uomini, e persegue l’attuazione dei propri fini e dei propri interessi entro un determinato complesso di rapporti sociali. Pertanto la realtà non si presenta dapprima all’uomo sotto l’aspetto di un oggetto da intuire, da analizzare e da comprendere teoricamente – il cui polo opposto e complementare è appunto l’astratto soggetto conoscente, che esiste fuori del mondo e appartato dal mondo – ma come il campo in cui si esercita la sua attività pratico-sensibile, sul cui fondamento sorgerà l’immediata intuizione pratica della realtà. Nel rapporto pratico-utilitaristico con le cose – in cui la realtà si svela come mondo dei mezzi, dei fini, degli strumenti, delle esigenze e degli sforzi per soddisfarle – l’individuo “in situazione” si crea delle proprie rappresentazioni delle cose ed elabora tutto un sistema correlativo di nozioni che coglie e fissa l’aspetto fenomenico della realtà.[…]

Il complesso dei fenomeni che affollano l’ambiente quotidiano e la comune atmosfera della vita umana, che con la loro regolarità, immediatezza ed evidenza penetrano nella coscienza degli individui agenti assumendo un aspetto indipendente e naturale, costituisce il mondo della pseudoconcretezza.

Ad esso appartengono:

1) il mondo dei fenomeni esteriori, che si svolgono alla superficie dei processi realmente essenziali;

2) il mondo del trafficare e del manipolare, cioè della prassi feticizzata degli uomini (la quale non coincide con la prassi critica rivoluzionaria dell’umanità);

3) il mondo delle rappresentazioni comuni, che sono proiezioni dei fenomeni esterni nella coscienza degli uomini, prodotto della prassi feticizzata, forme ideologiche del suo movimento;

4) il mondo degli oggetti fissati, che danno l’impressione di essere condizioni naturali e non sono immediatamente riconoscibili come risultati dell’attività sociale degli uomini.

Il mondo della pseudoconcretezza è un chiaroscuro di verità e inganno. Il suo proprio elemento è il doppio senso. Il fenomeno indica l’essenza e contemporaneamente la nasconde. L’essenza si manifesta nel fenomeno, ma soltanto in modo inadeguato, parzialmente, oppure solo per certi lati e certi aspetti. Il fenomeno rimanda a qualcosa d’altro da se stesso, e vive soltanto grazie al suo contrario. L’essenza non è data immediatamente: è mediata dal fenomeno e pertanto si manifesta in qualcosa d’altro da se stesso. L’essenza si manifesta nel fenomeno. Il suo manifestarsi nel fenomeno rivela il suo movimento e dimostra che l’essenza non è inerte e passiva, ma proprio allo stesso modo il fenomeno rivela l’essenza. La manifestazione dell’essenza è appunto l’attività del fenomeno.

Karel Kosik da “Dialettica del concreto”
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