Come una prassi sociale la cui direzione e i cui prodotti materiali, spirituali e financo psichici per l’essenziale sfuggono (marxianamente, hegelianamente e anche freudianamente) al controllo degli individui che pure ne sono i protagonisti assoluti. Il predominio sulla nostra esistenza di un mondo che pure creiamo sempre di nuovo con le nostre mani e con la nostra testa credo che a giusta ragione possa fondare il concetto di Potenza sociale in tutta la sua estensione esistenziale, che esubera di molto il mero ambito economico. Come vedi i concetti di estraniazione e alienazione stanno al centro della mia interpretazione. «Si è tutti sotto il dominio di un potere disumano», scriveva Marx nei Manoscritti del 1844, e aggiungeva che «ciò vale anche per i capitalisti». L’oggettivazione di un mondo che non controlliamo nei suoi presupposti e nei suoi meccanismi essenziali, e che anzi subiamo come individui controllati ed eterodiretti, è la prassi capitalistica dell’alienazione. Come avrai notato, io scrivo quasi sempre Capitale con la maiuscola; ebbene non si tratta solo di una frivolezza stilistica, quanto soprattutto di una sorta di suggerimento a prendere molto sul serio quella «categoria economica» come Potenza Sociale a tutto campo: Potenza materiale, ideologica, psicologica e perfino teologica. Inutile dire che quest’ultimo aspetto ha nella forma Denaro la sua più compiuta e feticistica espressione, e non a caso l’uomo con la barba (Marx, non Dio!) civetta molto con la religione cristiana quando, nel primo libro del Capitale, introduce i concetti di merce e di denaro.

Sebastiano Isaia, dal suo blog QUI

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