Tratto dal post di Sebastiano Isaia “La straordinaria potenza della poesia e dell’amore  nel giovane Hegel” del Settembre 2012

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L’amore che salva e concilia

 

Non è forse Giuda Iscariota la vera figura tragica nella vicenda che portò il Figlio dell’uomo a riconciliarsi col Padre attraverso l’accidentato percorso che conosciamo? Mercè un sussulto d’indignazione del tutto umano, egli mise involontariamente in moto un meccanismo, architettato dall’Alto, che alla fine lo stritolerà, spiritualmente e fisicamente, fino alle estreme e più dolorose conseguenze. L’incontro con Maria di Betania fu in qualche modo fatale al più vilipeso, e tutto sommato incompreso, dei dodici fratelli in amore.

 

«Mentre Gesù era a Betania, in casa di Simone il lebbroso, venne a lui una donna che aveva un vaso di alabastro pieno d’olio profumato di gran valore e lo versò sul capo di lui che stava a tavola. Veduto ciò, i discepoli si indignarono e dissero: “Perché questo spreco? Questo, infatti, si sarebbe potuto vendere caro e dare il denaro ai poveri”. Ma Gesù se ne accorse e disse loro: “Perché date noia a questa donna? Ha fatto una buona azione verso di me … Versando quest’olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura”» (Matteo, 26, 45-6).

 

Pare che Giuda tenesse la cassa comune del piccolo gruppo di discepoli che si raccolse intorno al Maestro. Di qui la responsabilità che egli, più degli altri, avvertiva circa il buon uso del denaro, forse raccolto a prezzo di estenuanti elemosine. Probabilmente fu lì che Giuda si sentì in qualche modo tradito da Gesù, che gli apparve fin troppo gravato di umanissime debolezze. In quel momento, forse, l’apostolo credette di aver penetrato la sostanza umana del Maestro, e non gli piacque affatto: «Anche Lui sedotto dalla vanità. Belle parole, certo, ma poi, quando si presenta l’occasione… Che peccato!» L’astuta dialettica della Redenzione Universale aveva fatto la sua mossa, alle spalle di Giuda, e forse dello stesso Gesù.

 

Ma ascoltiamo il giovane Hegel: «Mai la voce del sentimento incorrotto, del cuore puro, e la prepotenza dell’intelletto sono state l’un l’altra opposte in maniera più bella che nel racconto del vangelo, in cui Gesù accoglie con piacere ed amore l’unguento per il suo corpo da una donna malfamata, come pubblica effusione, che non si lascia sviare dalla gente circostante, di un’anima bella compenetrata da costrizione, fiducia ed amore; dove tuttavia alcuni sui apostoli ebbero un cuore troppo freddo per sentire la profondità di questo sentimento muliebre, il suo bel sacrificio fatto di fiducia, e non poterono quindi che fare quel freddo commento, abbellito con il pretesto dell’interesse per la carità» (F. W. Hegel, Religione popolare e cristianesimo, in Scritti teologici giovanili, I, p. 40, Guida editori, 1977).

 

L’intuizione immediata del cuore di Maria di Betania rese possibile quella penetrazione nel divino mistero che a Giuda fu preclusa a causa del suo zelo intriso di razionale indignazione, che lo rese cieco dinanzi alla Verità, ossia alla natura realmente divina di Gesù, probabilmente già presago della propria imminente riconciliazione col Padre. Presago, forse, ma certamente ancora aperto a esiti per lui migliori, sorridenti alla vita, anche alla sua.

 

Nonostante la ragione formale fosse tutta dalla parte dell’onesto militante di una causa dai contorni ancora incerti, la Verità gli voltò le spalle, preferendo mostrarsi agli occhi della «donna malfamata», le cui grazie entrarono in perfetta armonia con la Grazia, a conferma che la Verità si sposa sempre con la Bellezza. Là dove non arriva, non può arrivare, il freddo ragionamento, il pensiero che calcola, arriva invece l’amore, il quale getta ponti sull’abisso dell’inconoscibile.

 

«Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella di nome Maria la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua Parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte buona, che non le sarà tolta”» (Luca 10,38-42).

Marta di Betania, la buona donna di casa tutta presa dalle faccende domestiche, immersa nelle piccole quotidiane preoccupazioni che riempiono la vita, giorno dopo giorno, anno dopo anno, fino alla fine dei giorni, fino allo svuotarsi della clessidra, non comprese che ciò che gli stava dinnanzi era un Uomo-Evento, la cui sola presenza chiedeva a tutti nientemeno che la cessazione, hic et nunc, della vita normale, il precipitare stesso della normalità nell’abisso improvvisamente scavato dall’Eccezione. Ma l’eccellente massaia vide solo una sorella sfaticata, rapita dalle parole di un uomo forse avvezzo agli unguenti costosi, non certo alle case degli umili.

 

L’amore permise dunque a Maria di Betania, probabilmente non ancora del tutto impigliata nella grigia e fitta rete della normalità familiare, di accedere alla Verità, la quale le suggerì di abbandonare le «molte cose» per concentrarsi sulla sola cosa davvero importante. Questo rese felice Gesù e segnò il destino di Giuda, forse sacrificato sull’altare dell’indifferenza e della normalità, dove pregava ogni giorno la cara Marta.

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