«L’accumulazione della scienza e dell’abilità, delle forze produttive generali del cervello sociale, rimane così, rispetto al lavoro, assorbita nel capitale, e si presenta perciò come una proprietà del capitale, e segnatamente del capitale fisso … In quanto poi le macchine si sviluppano con l’accumulazione della scienza sociale, della produttività in generale, non è nel lavoro, ma nel capitale, che si esprime il lavoro generalmente sociale … La scienza si presenta, nelle macchine, come una scienza altrui, esterna all’operaio»(8.) Penso che soprattutto nella Società-Mondo del XXI secolo, nell’epoca della sottomissione totalitaria (e non semplicemente «reale», come scriveva Marx ai suoi tempi) degli individui alle molteplici e sempre più rapidamente mutevoli esigenze del Capitale, quei concetti vadano estesi all’intera dimensione del Sociale. Il «sapere sociale generale» da un lato concorre a rendere più produttivo il lavoro vivo consumato nel processo industriale, e dall’altro espande bisogni e desideri che per venir soddisfatti necessitano di merci «reali» e «virtuali». Esso perciò espande potentemente il dominio del capitale in forma diretta e indiretta, nella sfera della produzione come in quella della circolazione e dei servizi in generale (e del servizio scienza in particolare). Andare oltre ogni limite è l’assoluto imperativo categorico che frulla nella testa del Capitale. «Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale, knowledge, è diventato forza produttiva immediata, e quindi le condizioni del processo vitale stesso della società sono passate sotto il controllo del general intellect e rimodellate in conformità ad esso»(9). Dopo la perla, il… «marxista critico » Toni Negri : «Poiché ha trascurato la dimensione sociale dell’”intelletto generale”, Marx mancò di immaginare la possibilità della privatizzazione dell’”intelletto generale” stesso – e questo è ciò che sta al cuore della battaglia intorno alla “proprietà intellettuale”. Negri ha ragione su questo punto»(10). Ora, abbiamo appena visto come Marx non solo non abbia trascurato minimamente la dimensione sociale del general intellect, ma come tale concetto avesse per lui un significato solo all’interno di quella dimensione. Non si ripeterà mai abbastanza che il punto di vista di Marx è eminentemente sociale e mondiale, perché sociale e mondiale è la dimensione del capitale, già nella sua genesi storica. La profittabilità (ciò che Žižek chiama, un po’ volgarmente, «privatizzazione ») dell’intero universo è il respiro economico-sociale immanente al concetto di capitale, e Marx questo lo ha capito benissimo e ne ha scritto continuamente. Certo, non ha parlato della «battaglia intorno alla “proprietà intellettuale”», e questo, occorre riconoscerlo, è una grave mancanza teorica. Può essere un attenuante per il barbuto di Treviri il fatto che ai suoi tempi il web e tecnologie analoghe non fossero state ancora inventate? La questione rimane aperta. Intanto ci tocca leggere perle ideologiche di questo tipo: «Il capitale non solo è divenuto dipendente dal sapere dei salariati, ma deve ottenere una mobilitazione ed una implicazione attiva dell’insieme delle conoscenze e dei tempi di vita dei salariati»(11). Un capolavoro di simildialettica hegeliana, non c’è dubbio. Il servo, in virtù della sua prassi ricca di esperienze e di conoscenze acquisite attraverso la concreta trasformazione della natura, attraverso il lavoro, riesce in qualche modo ad avere la meglio, almeno sul piano etico, sul suo padrone, incapace di vera soggettività e dipendente dal servo per ciò che riguarda la sua stessa esistenza quotidiana. Ma ovviamente le cose stanno esattamente al contrario, perché soprattutto nel «Capitalismo cognitivo» il soggetto della prassi economica è il Capitale, mentre i salariati ne sono gli oggetti, e tanto più credono di dettare le leggi al primo, quanto più essi testimoniano la loro impotenza sociale. Sul terreno del general intellect il «velo tecnologico» gioca davvero brutti scherzi, e anche le menti più fertili non si accorgono che «La razionalità tecnica di oggi non è altro che la razionalità del dominio»(12).

8 K. Marx, Lineamenti, II, pp.392-393.

9 Ivi, p. 403.

10 S. Žižek, First As A Tragedy, Than As A farce, p. 148, Verso, 2009.

11 A. Negri, C. Vercellone, Il rapporto capitale/lavoro nel capitalismo cognitivo, in Posse, ottobre 2007, p. 51.

12 M. Horkheimer, T. W. Adorno, L’industria culturale, 1942, in Dialettica dell’illuminismo, p.127, Einaudi, 1997. «Ma questo effetto non si deve addebitare a una presunta legge di sviluppo della mera tecnica come tale, ma alla funzione che essa svolge nell’economia» (ivi, p. 128).

————————————————————————————————-

Sebastiano Isaia, da: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” , ed Nostromo

scaricabile gratuitamente sul sito dell’autore