Importantissime righe tratte dai Lineamenti, e mi scuso se le copio-incollo da QUI  , offrendovi una traduzione un pò scrausa, che rende ancora più difficile la comprensione di un tema così complicato; complicato perchè tale è la fenomenologia del secolare dominio capitalistico, complicato perchè la lettura dialettica impone un continuo ri-adeguamento delle premesse ai successivi sviluppi logici, rendendo l’analisi dialettica dinamica come dinamica è la prassi sociale, dinamismo a cui bisogna sforzarsi in ogni modo di corrispondere con il pensiero. Se non ci riusciremo questo mondo continuerà a sfuggirci. Questi stessi  motivi spiegano anche l’avarizia con cui scrivo: non domino il linguaggio, mi vien e moltodifficile cesellare le frasi in maniera da dire il particolare e ricondurlo all’intero, ri-concependo costantemente il loro rapporto, via via che questa connessione si presenzia. Ad una lettura attenta molti problemi si pongono e alcuni orizzonti di senso sorgono, anzichè allontanarsi puntualmente come succede nella filosofia contemporanea. Vorrei anche specificare che mai, nella mia vicinanza ai gruppi politici  marxisti degli anni 70 e 80, ho sentito porre con la dovuta profondità le questioni che Marx qui ci indica.

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La mutua e generale dipendenza degli individui reciprocamente indifferenti costituisce il loro nesso sociale. Questo nesso sociale è espresso nel valore di scambio, e solo in esso, per ogni individuo, la propria attività o il proprio prodotto diventano un’attività o un prodotto fine a se stessi; egli deve produrre un prodotto generico — il valore di scambio o — considerato questo per sé isolatamente e individualizzato, — denaro. D’altra parte il potere che ogni individuo esercita sulla attività degli altri o sulle ricchezze sociali, egli lo possiede in quanto proprietario di valori di scambio, di denaro. Il suo potere sociale, così come il suo nesso con la società, egli lo porta con sè nella tasca. L’attività, quale che sia la sua forma fenomenica individuale, e il prodotto dell’attività, quale che sia il suo carattere particolare, è il valore di scambio, vale adire qualcosa di generico in cui ogni individualità, proprietà è negata e cancellata. In realtà questa è una situazione molto diversa da quella in cui l’individuo, o l’individuo naturalmente o storicamente allargatosi a famiglia e a tribù (e poi a comunità), si riproduce su basi direttamente naturali, o in cui la sua attività produttiva e la sua partecipazione alla produzione è indirizzata ad una determinata forma di lavoro e di prodotto, e il suo rapporto con gli altri è altrettanto determinato. Il carattere sociale dell’attività, così come la forma sociale del prodotto e la partecipazione dell’individuo alla produzione, si presentano qui come qualcosa di estraneo e di oggettivo di fronte agli individui; non come loro relazione reciproca, ma come loro subordinazione a rapporti che sussistono indipendentemente da loro e nascono dall’urto degli individui reciprocamente indifferenti. Lo scambio generale delle attività e dei prodotti, che è diventato condizione di vita per ogni singolo individuo, il nesso che unisce l’uno all’altro, si presenta ad essi stessi estraneo, indipendente, come una cosa. Nel valore di scambio la relazione sociale tra le persone si trasforma in rapporto sociale tra cose; la capacità personale, in una capacità delle cose. Quanto minore è la forza sociale del mezzo di scambio, quanto più esso è ancora legato alla natura dei prodotto immediato del lavoro e ai bisogni immediati di coloro che scambiano, tanto, maggiore deve essere la forza della comunità che lega insieme gli individui, il rapporto patriarcale, la comunità antica, il feudalesimo e la corporazione. (Vedi il mio quaderno, XII 34 b)21. Ciascun individuo possiede il potere sociale sotto la forma di una cosa. Strappate alla cosa questo potere sociale e dovrete darlo alle persone sulle persone (22). I rapporti di dipendenza personale (all’inizio su una base del tutto naturale) sono le prime forme sociali, nelle quali la produttività umana si sviluppa soltanto in un ambito ristretto e in punti isolati. L’indipendenza personale fondata sulla dipendenza materiale è la seconda forma importante in cui giunge a costituirsi un sistema di ricambio sociale generale, un sistema di relazioni universali, di bisogni universali e di universali capacità. La libera individualità, fondata sullo sviluppo universale degli individui e sulla subordinazione della loro produttività collettiva, sociale, quale loro patrimonio sociale, costituisce il terzo stadio. Il secondo crea le condizioni del terzo. Sia le condizioni patriarcali che quelle antiche (ed anche feudali) crollano perciò con lo sviluppo del commercio, del lusso, del denaro, del valore di scambio, nella stessa misura in cui di pari passo con essi si innalza la società moderna.

note:
21 Il rinvio si riferisce ad un manoscritto perduto di Marx, probabilmente anteriore ad un altro intitolato Das vollendete Geldsystem (su cui v. nota 2), giacché anche in quest’ultimo si rinvia ad una p. 34. La Redazione IMEL avanza l’ipotesi che la pag. 34b possa essere la pagina successiva, mancante, del quaderno redatto a Parigi nell’estate 1844 e contenente lunghi estratti commentati su J. Mill (cfr. MEGA 1/3, p. 547).
22 Queste tesi sono formulate per la prima volta in un manoscritto inedito di Marx del 1851, Das vollendete Geldsystem (Il sistema monetario perfetto), a p. 41 del quale si legge questa conclusione di un precedente testo andato perduto: «Ciò che ogni singolo individuo possiede nel denaro, è una generica possibilità di scambio, mediante la quale egli può stabilire a suo piacimento e in piena diritto la sua partecipazione ai prodotti sociali, ciascun individuo possiede il potere sociale nella sua tasca sotto forma di una cosa. Togliete alla cosa questo potere sociale, e dovrete dare questo potere immediatamente alla persona sulla persona. Senza il denaro dunque non è possibile sviluppo industriale alcuno. I legami devono essere organizzati su base politica, religiosa ecc., fin quando il potere del denaro non è diventato il nexus rerum et hominum (p.34)».

brano tratto da K.Marx:  “Lineamenti…”

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