tratto da “Capitalismo, sussunzione, nuove forme della personalità” di Massimo Bontempelli, scaricabile in rete –————————————————————————————————– I.

Sussunzione formale e sussunzione reale. Le categorie con le quali Marx ha concettualizzato il modo capitalistico di produzione un secolo e mezzo fa, lungi dall’essere state mostrate erronee, o comunque rese inadeguate, dal tempo trascorso, hanno una straordinaria capacità interpretativa proprio riguardo al nostro presente storico. In particolare, la coppia categoriale di sussunzione formale e sussunzione reale del lavoro al capitale consente di comprendere davvero a fondo temi cruciali come la tecnicizzazione della vita, il tramonto della centralità operaia, l’adattamento di massa al capitalismo persino in contraddizione con precisi interessi materiali, la trasformazione antropologica prodotta dallo sviluppo economico. In questa sede viene discusso quest’ultimo tema, con le sue importanti implicazioni sociali e politiche.

La coppia categoriale di cui si parla è esposta da Marx, come è noto, non nel libro del Capitale da lui pubblicato nel 1867, ma nel suo cosiddetto Capitolo VI inedito, pubblicato postumo soltanto nel 1933. Si tratta di un quaderno manoscritto di cinquantaquattro pagine, pensato, nel progetto originario del libro primo del Capitale, per essere collocato dopo il suo quinto capitolo sul plusvalore assoluto e relativo, con il titolo Risultati del processo di produzione immediato. Poi l’intero impianto dell’opera è stato modificato al momento della pubblicazione nel 1867, ed ulteriormente modificato con la seconda edizione del 1873, lasciando fuori, non si è ancora capito esattamente per quale ragione, il quaderno sul processo di produzione immediato. Nella sistemazione definitiva, molti temi del quaderno hanno trovato posto nel capitolo quinto sul processo lavorativo e processo di valorizzazione, ma, essendo stati spostati in avanti i capitoli sul plusvalore assoluto e sul plusvalore relativo, è necessariamente rimasto fuori dal capitolo quinto il tema della doppia sussunzione al capitale, strettamente connesso alla doppia genesi del plusvalore.

Nel Capitolo VI inedito Marx introduce la categoria di sussunzione al capitale sdoppiata in sussunzione formale e sussunzione reale. La nozione di sussunzione come tale è tratta dalla Critica del Giudizio di Kant, dove la parole (die Subsumtion, derivata dal verbo subsumieren, cioè inquadrare in una classificazione) indica la riconduzione di un termine al rapporto insieme di inclusione e di subordinazione che gli è proprio rispetto ad un termine più esteso. Marx utilizza la nozione al di fuori dell’ambito della logica, per cui è stata concepita, riformulandola in modo da inquadrarvi i termini, sociali e non logici, di capitale e lavoro. La sussunzione concepita da Marx è infatti sussunzione del lavoro al capitale, e la distinzione in cui si articola tra sussunzione formale e sussunzione reale del lavoro al capitale, ricalcata sulla distinzione kantiana tra sussunzione del particolare all’universale nel giudizio riflettente e in quello determinante, serve a comprendere il ciclo storico già compiuto attraverso il quale il capitale è giunto ad assoggettare pienamente a sé il lavoro umano, riducendolo a mera forza produttrice di plusvalore.

L’operazione concettuale che da tempo propongo per la sua possibile fecondità interpretativa è quella di riformulare, per trasporla come categoria illuminante in un più vasto ambito, la nozione marxiana di sussunzione, alla stessa maniera in cui Marx ha riformulato la nozione kantiana di sussunzione per riferirla al rapporto tra capitale e lavoro. Si tratta cioè di pensare la distinzione tra sussunzione formale e sussunzione reale non più soltanto del lavoro al capitale, ma di contenuti della stessa vita umana al capitale. Con questa riformulazione, la coppia concettuale di cui si parla consente di comprendere, molto più che il ciclo storico passato del capitale, quello oggi in atto e proiettato nel futuro, mostrando quali strade debbano prendere le pratiche oppositive alla logica sistemica per non ridursi a illusioni. La nozione marxiana di sussunzione prima formale e poi reale del lavoro al capitale è comunque alla base del paradigma categoriale necessario a comprendere fino in fondo la realtà sociale nella quale ci siamo trovati immersi, e deve quindi essere fissata in maniera chiara e precisa.

Sussunzione formale del lavoro al capitale significa, dice Marx, che il capitale sottomette a sé, vale a dire include nel rapporto sociale di cui esso consiste e rende quindi funzionale alla logica della sua autoriproduzione, modi di essere del lavoro umano che si sono costituiti prima e indipendentemente da esso, e che esso piega ai suo interessi senza modificarne il contenuto. Il termine sussunzione formale vuol indicare appunto che il modo di produzione che tale sussunzione istituisce è capitalistico soltanto nella forma, non anche nel contenuto. La nozione di forma qui utilizzata da Marx per oggettivare la sussunzione inaugurale della produzione capitalistica è visibilmente tratta dalla logica hegeliana. Hegel studia la forma come nozione logica nella prima sezione del secondo libro della Scienza della logica, definendola “relazione fondamentale le cui determinazioni stanno di contro al contenuto” e specificando che, così posto, “il contenuto è determinato già in lui stesso come fondamento della sua unità particolare con sé, e sta di contro alla forma quale relazione intera di fondamento e fondato”. Diradando l’oscurità, per i non addetti ai lavori, di questa terminologia hegeliana, il suo senso si ritrova nel discorso che Marx svolge nel Capitolo VI inedito. Il lavoro artigiano, o il lavoro contadino indipendente, sono “contenuto” della storia, e sono un contenuto ”determinato già in lui stesso”, nel senso che il suo concreto svolgimento nasce dalla sua natura, e non da alcunché di esterno. Il lavoro artigiano, cioè, è determinato dai suoi strumenti, dalla sua materia prima e dalla sua tecnica specifica, ovvero “in lui stesso”, indipendentemente dal fatto se sia sfruttato oppure no da un potere esterno, e da chi e secondo quale finalità sia eventualmente sfruttato. Esso è, come tipo di lavoro particolare, dotato di una sua particolare identità, fondamento determinato, nel senso che fonda competenze, relazioni e stili di vita, e ciò è significato dall’espressione “fondamento nella sua particolare unità con sé”. Di fronte a questo contenuto come fondamento particolare sta “la relazione intera di fondamento e fondato”, cioè una relazione più generale che, includendo il fondamento particolare, lo riduce a un fondato, essendo quella più generale la relazione fondamentale. Ad esempio il lavoro contadino indipendente come lavoro è fondamento, fondamento della vita del contadino, nella sua particolarità avulsa dal più generale contesto storico di relazioni sociali, ma, se viene inserito in un tale contesto relazionale, ad esempio in un rapporto di dipendenza feudale da una signoria rurale, si rivela fondato dalle regole e dagli scopi di tale rapporto, pur rimanendo fondamento a livello della sua particolarità specifica. La forma in senso hegeliano è quindi forma di assunzione, da parte di una relazione generale, di un contenuto più particolare determinato in se stesso, indipendentemente da essa, dalla propria stessa particolarità. Nella sua trasposizione marxiana nella sfera dei rapporti di produzione, questa forma diventa forma di appropriazione, da parte di un rapporto sociale globale ed in funzione della sua autoriproduzione, del prodotto di un lavoro predeterminato ad esso nel suo modo di essere. Ciò accade, ad esempio, quando il capitale, radunando sotto di sé, senza modificarne la natura, ma lasciandolo come lo ha storicamente trovato, il lavoro di molti artigiani, si appropria ai suoi fini del prodotto di tale lavoro attraverso la riduzione degli artigiani che lo erogano a lavoratori suoi salariati. Se si vanno a rileggere, dopo questo chiarimento, le frasi citate di Hegel sulla nozione di forma, e le pagine di Marx sulla sussunzione formale, le une e le altre dovrebbero risultare del tutto trasparenti.

La sussunzione formale del lavoro al capitale è dunque, dice Marx, la funzionalizzazione al rapporto sociale capitalistico di un modo di lavoro già sviluppatosi fino ad una sua propria maniera di svolgersi prima che il rapporto sociale capitalistico si sia costituito rispetto ad esso. La produzione che ne nasce è capitalistica, prosegue Marx, perché ha la forma generale della relazione capitalistica, ovvero la generazione di plusvalore da accumulare come capitale, ma non è, egli precisa, specificamente capitalistica, perché il suo contenuto lavorativo è un contenuto particolare storicamente preformato al capitale, e non un risultato della sua produzione. Il plusvalore come forma a cui quel contenuto è sottomesso è il genere di plusvalore che Marx chiama plusvalore assoluto. Per plusvalore assoluto egli intende il plusvalore generato dal maggior tempo di lavoro a cui il lavoratore viene obbligato dal comando capitalistico a cui è stato sottomesso. Poiché infatti il tempo di lavoro necessario al suo mantenimento a cui era abituato produce ora il valore che serve al pagamento del suo salario, e poiché il suo modo di lavorare non è modificato dalla sussunzione formale, tale sussunzione non può evidentemente generare plusvalore se non attraverso il prolungamento del tempo di lavoro.

Marx chiama invece plusvalore relativo il plusvalore generato, con un tempo di lavoro immutato, dalla minore quantità di lavoro contenuta nella merce. Solo una modificazione del processo lavorativo può evidentemente consentire la produzione nello stesso tempo di una maggiore quantità di merce, e dunque di una minore quantità di lavoro incorporata in un’unità di merce, per cui il plusvalore relativo è necessariamente associato ad una sussunzione non più formale, ma reale. Marx chiama sussunzione reale del lavoro al capitale la determinazione del modo stesso di essere del lavoro da parte del rapporto sociale capitalistico che lo ingloba. Il capitale si appropria quindi, dice Marx, non soltanto del prodotto del lavoro, ma anche della sostanza del lavoro, che riplasma per adattare alla sua teleologia la maniera stessa del suo svolgersi. La produzione che ne nasce, egli prosegue, è specificamente capitalistica, in quanto è il suo stesso contenuto lavorativo che è formato dal capitale, non già storicamente trovato da esso. Questa categoria marxiana di sussunzione reale è la trasposizione nella sfera dei rapporti di produzione di precedenti categorie logiche di Kant e di Hegel, e precisamente della categoria kantiana di sussunzione del particolare all’universale nel giudizio determinante, in cui l’universale determina il contenuto fenomenico del particolare, e della categoria hegeliana di fondamento integrale, in cui “il reale stesso è tornato al suo fondamento e si è ristabilita in lui l’identità di fondamento e fondato”.

Marx mostra, con straordinaria forza interpretativa, come la logica stessa della sussunzione formale conduca alla sussunzione reale, in quanto la sola forma della produzione capitalistica esige una accumulazione allargata di plusvalore, la quale esige un incessante aumento di scala della produzione, che ad un certo momento esige un’appropriata modificazione del processo lavorativo, di cui sono strumenti le macchine industriali e le scienze fisiconaturali. Questa logica ha un campo di applicazione potenziale che è più vasto di quello pensato da Marx, e che è diventato attuale proprio nel nostro presente storico. Allo sviluppo illimitato della produzione, insito nel rapporto sociale capitalistico, non può infatti bastare, oltre un certo limite, neppure la sussunzione reale del lavoro al capitale, perché è impossibile ridurre oltre un certo limite il tempo di lavoro incorporato nella merce senza separare del tutto la merce dal lavoro, e quindi dalla base stessa del plusvalore. Oltre un certo limite, quindi, lo sviluppo ulteriore della produzione richiede la riduzione del tempo di circolazione del capitale, che può realizzarsi sussumendo al capitale altre realtà oltre quella lavorativa. Nel seguito di questo articolo mostreremo come alcuni aspetti decisivi della realtà contemporanea possano essere compresi grazie all’apparato categoriale marxiano che abbiamo fin qui delineato. Questa comprensione ci fornirà gli strumenti per una critica degli aspetti devastanti, sul piano ecologico e antropologico, del capitalismo contemporaneo.

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